ZeniMax ha accusato John Carmack d’avere rubato del codice, risalente a quando lavorava per id Software, e d’averlo usato per Oculus VR: la startup che produce Oculus Rift ed è stata recentemente acquisita da Facebook. La risposta del programmatore non è tardata e – per quanto mi riguarda – è attendibile, perché la società che ha appena pubblicato il nuovo Wolfenstein [vedi gallery] non mantiene dei progetti che riguardino la realtà virtuale ed è proprio questo il motivo per cui Carmack ha cambiato lavoro dopo anni di successi.

Né id Software, né ZeniMax sviluppano soluzioni come Oculus Rift: Carmack avrebbe voluto integrare in qualche modo la realtà virtuale in DOOM – la quarta edizione del gioco – ma non è stato ascoltato. È probabile che il programmatore scrisse del codice, rimasto inutilizzato, e abbia preso spunto da esso per lo sviluppo degli occhiali? Sì, però è legittimo che qualcuno in quell’azienda lo rivendichi? Dipende molto dal contratto firmato da Carmack. È stato tirato in ballo pure un NDA (Non-Disclosure Agreement) che avrebbe siglato.

Qualunque linea di codice scritta sotto contratto con un’azienda è considerabile come una proprietà della stessa? Una questione che, al più, dovrebbero risolvere gli avvocati. Io non sono un grande videogiocatore e non sono neppure così intrigato dalla realtà virtuale, ma da piccolo ho tenuto da parte la paghetta per comprare un nuovo computer che mi permettesse di giocare a Doom. Il problema maggiore di ZeniMax e id Software è quello d’avere costretto Carmack a trovare altre strade per esprimere il proprio genio, non un furto.