L‘obsolescenza programmata, con l’arrivo della tecnologia, ha raggiunto il proprio apice poiché smartphone, tablet e computer sono più esposti all’invecchiamento e, quindi, spesso insorge la necessità di cambiare dispositivo. Una delle principali aziende che è nell’occhio del ciclone dell’obsolescenza programmata è Apple, poichè annualmente presenta nuovi iPhone e iPad, lasciando cadere nell’oblio i prodotti precedenti. Ma come nasce e cosa è l’obsolescenza programmata?

L’obsolescenza programmata non ha una determinata data di “nascita”, bensì si ritiene che sia il 1924, con il Cartello Phoebus. Infatti, la lobby dei principali produttori occidentali di lampadine ad incandescenza decise una standardizzazione per le fasi di produzione, in modo tale da garantire una vita utile pari a circa 1000 ore. In questo modo, la durata di ogni singola lampadina venne “programmata”. Tuttavia, negli anni precedenti, alcune aziende avevano prodotto lampadine ad incandescenza con una durata estremamente più elevata rispetto a quella programmata. Basti pensare che, ad oggi, la lampadina più longeva al mondo è presso il dipartimento dei Vigili del Fuoco di Livermore, in Californa. Con oltre 110 anni di attività, questa lampadina è entrata nel Guinness World Record.

Esempi di questo genere riguardano il nylon, sviluppato negli anni trenta dai ricercatori della DuPont. Questo materiale è una fibra sintetica che fu impiegata per creare calze da donna, che si smagliavano più difficilmente di quelle già presenti sul mercato. Dal momento che la durabilità delle nuove calze in nylon era troppo elevata, la DuPont incaricò i tecnici di indebolire la fibra stessa per migliorare i profitti dell’azienda.

Con l’arrivo della tecnologia, l’obsolescenza programmata sembra aver raggiunto il proprio apice. Apple è una delle principali aziende aziende “incriminate” per la realizzazione di prodotti con “data di scadenza”, dal momento che qualora si desideri installare tutti gli aggiornamenti software, prima o poi, sarà necessario passare alla versione successiva del dispositivo per rimanere al passo con i tempi. Allo stesso tempo, alcuni ricercatori, hanno accusato l’azienda di Cupertino, ad ogni nuovo lancio di iPhone, di peggiorare di proposito le performance del software, con l’obiettivo di invogliare le persone a comprare il nuovo modello di smartphone. Tutto ciò non riguarda solo Apple, ma il mondo dell’informatica ha nel suo DNA l’obsolescenza programmata, visti i passi da gigante che, anno dopo anno, vengono realizzati. Hardware e software, infatti, sono entrambi coinvolti in questo processo.

L’economia odierna, inoltre, incentiva le aziende ad adottare l’obsolescenza programma visto le performance si basano principalmente sui profitti. Per quanto riguarda i computer, sistemi operativi open-source, come Ubuntu, Xubuntu e Lubuntu, ad oggi, permettono di “riciclare” il vecchio hardware, mentre per quanto riguarda l’hardware è più difficile trovare soluzioni adatte per evitare l’obsolescenza programmata. Smartphone, tablet e smartwatch, invece, sono sempre più prodotti usa e getta, dato l’alto livello di miniaturizzazione. Il progetto dello smartphone modulare di Google, Project Ara, che dovrebbe arrivare sul mercato nel 2015, potrebbe offrire una soluzione per mitigare l’obsolescenza programmata, visto che sarà possibile sostituire a mano le singole componenti hardware.

L’obsolescenza programmata, infine, ha ricadute anche in termini ambientali e sulla società, più in generale. Molti di noi vengono, in qualche modo, obbligati a rinnovare periodicamente i dispositivi, causa degrado di performance e mancanza di alcune nuove funzionalità, che i produttori tendono a farci sentire come necessarie. Coloro che criticano l’obsolescenza programmata sottolineano come la società e, in particolare, l’economia, dovranno adottare nuove politiche e forse, ritornare a come “era una volta”, ovvero un’epoca in cui i dispositivi erano costruiti per durare.

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