Twitter non è un social network, non nel senso più puro del termine. E’ più facile, anche in rete, che sia definito “piattaforma di microblogging”, visto che consente di condividere con gli utenti connessi al servizio, pensieri, foto ed altri materiali. 

Twitter ha subito una straordinaria evoluzione, ha guadagnato la fiducia degli utenti che oggi si trovano ad apprezzare la discrezione di questo prodotto, utile per la condivisione del proprio stato d’animo, per la pubblicazione di foto e video, ma fondamentale anche come strumento d’informazione.

Adesso però, Twitter, come Facebook, sta attraversando un periodo molto particolare, perché sembra fagocitato da altre applicazioni, quelle che consentono l’accesso a Twitter senza passare dalla home page del “prodotto”.

Insomma sempre più utenti, anziché accedere dall’app ufficiale o dal browser, sfruttano le credenziali Twitter su altre applicazioni terze. Questo modo di fare ha indispettito i gestori di Twitter che hanno deciso di prendere le contromisure.

Si continua dunque con una vera e propria strategia di chiusura, si continua con la volontà di monetizzare il successo e controllare tutti i dati che passano attraverso la piattaforma.

Ecco spiegato il cambiamento delle API soprattutto quelle per il controllo dei flussi dei cinguettii. In parole povere, ogni volta che è postato un messaggio, non si sa più da quale applicazione provenga.