Ieri Nike ha annunciato Nike+ FuelBand SE — che dovrebbe significare Second Edition: un aggiornamento dell’omonimo bracciale per il monitoraggio dell’attività fisica. Mi piacerebbe poterlo acquistare, ma l’azienda non pensa che l’Italia rappresenti un mercato appetibile e non lo distribuirà dal 6 novembre come in Germania e Francia. È il primo e, probabilmente, il più fastidioso dei limiti del device che comunque non è compatibile con Android o Windows Phone. È obbligatorio possedere un iPhone per utilizzare i servizi di Nike+.

Perché ho deciso di trattare l’argomento, se tanto gli Italiani non potranno acquistare Nike+ FuelBand SE? Beh… oltre a denunciare lo “scandalo” dell’indisponibilità in Italia, è l’occasione per fare il punto sul wearable computing orientato al fitness. Io posseggo un Jawbone UP e ne sono pienamente soddisfatto, ma per me la gamma di Nike+ sarebbe un ottimo investimento — se soltanto fosse compatibile coi miei dispositivi e con le app che utilizzo per tracciare l’esercizio fisico. Purtroppo, l’ecosistema di Nike non lo permette.

FuelBand SE sarebbe davvero interessante, perché integra un orologio – più utile degli smartwatch, per quanto mi riguarda – ed è associabile a un paio di Nike+ Running. Quella che non concepisco è l’esclusiva disponibilità per iOS: poteva avere senso al lancio della gamma, ma oggi appare quasi ridicolo. Capisco aggiornare il device per sfruttare le caratteristiche di iPhone 5S, però escludere il supporto ad app e sistemi operativi di terze parti è imperdonabile. FuelBand SE è caratterizzato più da ciò che sarebbe potuto essere.