Netflix e smartphone vanno sempre più a braccetto. Gli utenti, infatti, sempre di più utilizzano il proprio dispositivo mobile per poter accedere ai servizi della nota Internet TV. Netflix sa benissimo di questa crescente tendenza e sta lavorando per armonizzare l’insieme consentendo sempre di poter godere della migliore qualità possibile senza però che sia necessario disporre di connessioni a banda ultralarga. Netflix, infatti, vuole consentire anche a chi dispone di una connessione limitata di poter accedere alla sua programmazione in streaming.

Una soluzione che può andare bene soprattutto nei paesi emergenti dove la banda larga è una chimera ma anche altrove perchè non sempre uno smartphone può essere collegato ad una rete a banda larga. La soluzione Netflix l’ha trovata nel codec VP9 di Google o meglio in una sua versione modificata. Il team di ricerca capitanato da Ioannis Katsavounidis è riuscito a comprimere un film mantenendo una buona qualità in un flusso dati con un bitrate di appena 156 Kbps di cui 100Kbps per i video e 56Kbps per la parte audio.

Un risultato in termini di efficienza incredibile se si pensa che un MP3 con un bitrate da 128Kbps non è in grado di offrire una buona qualità d’ascolto. Il segreto di questo nuovo codec, però, non è nel suo sistema di compressione ma nel suo utilizzo dinamico. Grazie al machine learning, il sistema è in grado di capire in tempo reale quando una scena di un filmato può essere fortemente compressa oppure no. Riprese dinamiche mal si adattano ad una forte compressione mentre scene statiche si.

Il codec sviluppato, dunque, riuscirà ad offrire un’altissima compressione in particolari spezzoni del filmato consentendo un bitrate maggiore nelle scene più dinamiche dove il frame rate deve essere maggiore. Gli algoritmi, dunque, si adatteranno automaticamente al tipo di filmato eseguito. Netflix è convinto, inoltre, che questo modello potrà essere adattato anche all’alta definizione ed al 4K per offrire la migliore qualità di visione possibile senza dover disporre per forza della banda ultralarga.