Sono già passati quindici anni da quando, nel 1999, Shawn Fanning e Sean Parker pubblicarono la prima versione di Napster: l’esordio del programma di file sharing è avvenuto il 1 giugno e ha cambiato radicalmente il modo d’ascoltare la musica online. Chiuso dalle autorità giudiziarie nel settembre del 2001, ha aperto la strada a quello che oggi è lo streaming – gratuito o a pagamento. Tanto da essere tuttora attivo con una piattaforma come Spotify [vedi gallery] che funziona su iPhone o Android e impianti stereo in abbonamento.

Anche se ha anticipato la disponibilità di programmi come KaZaA, Napster era molto più simile a BitTorrent: curioso che Peter Sunde sia stato arrestato proprio nel giorno del quindicesimo compleanno del servizio. I server, infatti, indicizzavano i file che gli utenti potevano scambiarsi direttamente in peer-to-peer. Il legame con lo streaming è dovuto alla possibilità d’ascoltare i brani in anteprima durante il download, ma a essere scambiati erano soltanto degli MP3. La qualità della riproduzione musicale oggi è cambiata molto.

La popolarità di Napster non è più quella del duemila, ma sarebbe ingeneroso non attribuirgli un ruolo centrale nella nascita di servizi come Spotify. Qual è il futuro dello streaming? Calate le vendite di iPod, Apple ha visto giusto: Beats è un collante fra musica in abbonamento e dispositivi indossabili, proponendo una gamma di cuffie e una piattaforma per ascoltare i brani. Nemmeno iTunes potrebbe arrivare a tanto, motivo che ha spinto Steve Jobs a escludere una modalità d’abbonamento dal programma. Buon compleanno, Napster!

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