È un Mobile World Congress ricco di direzioni diverse. Mobile, d’altronde, non significa più solo dispositivo mobile. Significa dimensione di vita. Dunque sta diventando un megatrend che tende a scavalcare i confini del prodotto e del servizio per riversare i suoi effetti su ambiti tecnologici prima in parte distanti. O per tirarne a forza altri dentro il grande perimetro dell’esistenza interconnessa. Lo conferma un lungo giro per gli otto padiglioni della fiera di Barcellona. Su tutte, una chiave di lettura sembra quella più lampante: lo smartphone sta diventando, anche sotto il profilo concreto, l’epicentro di piattaforme più ampie e integrate. Ecco perché, per assurdo, quest’anno si sono visti un po’ meno top di gamma e, appunto, tante sfumature diverse. Ecco quali sono.

Un mondo a 360 gradi
Non che ci volesse il Mobile World Congress ma certo quello dei video a 360 gradi si conferma un percorso che affascina le persone. E quindi trova spazio nelle scelte dei brand. Ne ha per esempio parlato, lo sappiamo, Mark Zuckerberg durante la maxiconferenza di Samsung, snocciolando cifre micidiali: “Ogni giorno più di un milione di utenti guarda video di questo tipo”. Dal punto di vista di Zuck, il video a 360 è di fatto il gradino d’ingresso alla realtà virtuale vera e propria. Il punto è che il coinvolgimento dev’essere più esteso e massivo. In altre parole, serve che la gente inizi a farne, e tanti, di clip di questo tipo. Ecco perché Samsung ha presentato la palla Gear 360Lg 360 CamSony un concept di fotocamera indossabile con lente a 360 gradi battezzata Eye. Sono solo segnali che l’immersività è diventata una categoria trasversale che parte ben prima della virtual reality.

La realtà è sempre più virtuale
Sono ormai due anni, dal Ces del 2014 ma anche da prima, che non si parla d’altro. I colossi ci puntano, per Zuckerberg “sarà la nuova piattaforma di riferimento”. Per questo ha annunciato la creazione di un laboratorio per lo sviluppo di applicazioni per Facebook da fruire con gli headset, su tutti il suo Oculus Rift e il Gear Vr di Samsung, che Oculus ha sviluppato. Questo significa che, in un modo o nell’altro, dovremo finirci dentro tutti quanti. Htc ha ufficializzato il prezzo del suo Vive, sviluppato con Valve, a 799 euro. Arriverà il primo aprile e no, non sarà un simpatico pesce. Ancora Lg ha presentato il suo visore, il 360 Vr, meno ingombrante dei concorrenti (pesa il 66% in meno e si ripiega), compatibile con immagini a 360 gradi e ovviamente video girati con Lg 360 Cam, oltre ai contenuti Google Cardboard. Perfino Alcatel s’è buttata nella mischia anche se in versione ultra low-cost: la confezione di uno dei suoi nuovi telefoni si trasforma infatti in un visore.

La classe media va in Paradiso
Di prodotti di punta se ne sono visti pochi, bisogna dire la verità. L’attesissimo Galaxy S7, il G5 di Lg, in parte l’Xperia X Performance. Stop. Htc non ha avuto modo di arrivare pronta con l’M10, Microsoft sta rivedendo ogni piano per il futuro, Apple fa storia a se. Ecco dunque che l’autentica battaglia degli smartphone va in scena nel segmento medio, quello dai 200 ai 400 euro. La più gettonata dai consumatori di mezzo mondo, piagati da anni di crisi e più attenti a diversificare la spesa. Oltre che affascinati negli ultimi mesi da dispositivi che offrono prestazioni simili a quelle dei loro cugini più blasonati ma alla metà del prezzo. Questa, d’altronde, la strada su cui Huawei ha costruito la scalata che l’ha portata a diventare terza forza del mercato globale. Tanti i modelli che si sono visti a Barcellona: dall’ottimo U Feel della francese Wiko ai nuovi Desire di Htc (ma in Italia arriverà solo l’825) fino all’Aquaris Plus della spagnola BQ passando per gli Alcatel Idol 4 e 4s. Ormai spendere più di 300 euro per un buon dispositivo è una scelta di stile e di vita. Legittima ma meno giustificata sotto il profilo delle prestazioni e delle caratteristiche.

Internet delle cose e 5G
C’è ancora molta strada da fare, specialmente sull’uniformità degli standard. Ma tutti i grandi marchi si sono presentati in Spagna con una loro strategia per il cosiddetto internet delle cose. Da Ericsson, in prima linea, a Huawei (che ha annunciato un accordo sul Narrowband IoT con Tim) passando per Zte, esordiente in grande stile al salone iberico. Ericsson, capofila nel mondo delle reti, ha siglato accordi con 20 dei principali operatori telefonici di tutto il mondo per lavorare insieme sul 5G. Le prove sul campo con i prototipi radio continueranno nel 2016, così come il lavoro nell’allineamento dei programmi dell’industria (3GPP e ITU-R), per assicurare il lancio commerciale nel 2020. Si marcia d’altronde verso i 50 miliardi di dispositivi connessi, alla fine di quest’anno secondo Gartner saranno 6,4: la vera mobilità passa dunque solo in parte dal telefono. Molti altri brand meno noti, come Aspenta, si sono presentati con soluzioni in queste direzioni. In fondo anche la modularità di cui ha dato prova LG con gli elementi removibli del G5 o il rilancio del marchio Xperia di Sony come piattaforma s’infilano in questa direzione: “Lo smartphone è ormai il baricentro di un universo più ampio – mi ha raccontato Hirohito Kondo, senior manager di Sony Mobile per i nuovi prodotti e l’internet delle cose – quello a cui si punterà è dare continuità ad esperienze che al momento rimangono molto distanti”.

Auto connessa
Più che una tendenza, è una certezza. La connected car è già in parte nelle disponibilità commerciali. Samsung ha colto l’appuntamento per lanciare Connect Auto, una piattaforma in grado di fornire connessione Wi-Fi ai passeggeri, informazioni sui parametri dei veicolo, avvisi in tempo reale. Si parte dagli Stati Uniti, si arriverà anche da noi. Fra i partner ci sono Cisco, Axa, At&t, Europcar e Ibm. Anche Seat ha proposto qualcosa di simile insieme al colosso Sap e ancora a Samsung: app per prenotare il parcheggio e pagare rimanendo a bordo, l’evoluzione della chiave digitale presentata lo scorso anno e così via. Accenture ha invece realizzato per Fiat un configuratore d’auto in realtà aumentata, grazie alla tecnologia Project Tango di Google: qui l’aspetto smart arriva prima, durante l’acquisto del veicolo. Ford, oltre a svelare la nuova Kuga, annunciato il lancio del pacchetto di connettività e assistenza vocale Sync 3 e rivelato i dettagli della strategia europea sul FordPass, la nuova piattaforma digitale di customer experience che guiderà la trasformazione dell’Ovale Blu nel passaggio da costruttore d’auto a “provider di mobilità”. Rilanciando anche sulla guida semi-autonoma. Attenzione alla definizione: “provider di mobilità”.