BARCELLONA – Al Mobile World Congress di Barcellona LG ha messo in mostra un paio di nuovi prodotti un po’ controversi, ma che danno una chiara idea di quanto l’azienda voglia spingersi avanti rispetto ai principali competitor. LG G Pro 2 ed l’LG G2 mini mettono in mostra un paio di caratteristiche, sia hardware che software, che dimostrano una ricerca costante nell’individuare una formula vincente sia nei confronti di chi cerca lo smartphone enorme sia in quelli di chi vuole avere in tasca qualcosa di più maneggevole.

A livello hardware, LG al MWC ha orchestrato una comparativa con i principali concorrenti, iPhone 5S e Samsung Note 3, camuffati per non apparire se stessi e invece riconoscibilissimi. LG ha studiato un interessante sistema anti-shocking che si sposa perfettamente con le dimensioni esagerate del G Pro 2 (il display è 5,9" full HD IPS) e una tecnologia per il flash simile a quella di Apple, capace di rimuovere i toni giallastri e azzurrini e catturare colori più reali. Il confronto con il competitor, che guarda a caso in questa specifica comparativa riguarda solo il Samsung, è un po’ particolare: i due smartphone sono impegnati nello scattare una foto a dei pupazzetti all’interno di una scatola. Il risultato premia chiaramente LG.

Dico la verità: a me il G Pro 2 non mi è piaciuto. È troppo grosso, ma a chi è stuzzicato dall’idea del phablet sicuramente piacerà. Nel G Pro 2 c’è una cosa che ancora non avevo visto: una funzione swipe to reduce screen che consente di rimpicciolire lo schermo in un angolo, ehm, dello stesso schermo, per gestirlo con una sola mano. Un tentativo di compromesso che, tutto sommato, ha un suo perché, anche se mi fa un po’ ridere. Naturalmente la stessa funzione non è presente sul G2 mini, che con il suo schermo da 4,7 pollici (IPS, 960×540, qHD) si maneggia quasi con una mano. È al limite, certe cose te le devi scordare, e in questo caso come detto non hai l’opzione per ridurre lo schermo. Fra gli smartphone con display oltre i quattro pollici è però quello che finora mi è piaciuto di più. Mettici poi la batteria da 2.440 mAh e un processore quad-core fino a 1,7 Ghz e la voglia di averne alla fine ti viene. Fisicamente il mini è molto sottile e ha una cover in plastica che lascia un po’ l’amaro in bocca. Per fortuna è lavorata in modo adeguato per aumentare il grip, agevolato anche dal dorso leggermente ricurvo, e questo rimette un po’ le cose in pari.

Peccato che il sistema di sblocco, presente su entrambi i device, sia un po’ poco funzionale. Si chiama Knock Code e praticamente richiede di tappare quattro volte nei quattro angoli di un ipotetico quadrato. All’inizio mi sentivo impedito perché non riuscivo a usarlo, ma quando ho visto che anche tutte le altre persone presenti allo stand con me avevano le stesse difficoltà ha capito che no, non ci siamo, non va. Quanto meno, non è intuitivo.

Una delle cose che avrebbe dovuto colpirmi era il G Flex, il phablet da sei pollici con lo schermo curvo che promette di immergerti in quello che vedi. Il primo impatto non mi ha dato questa impressione, ma forse si tratta anche del fatto che in mezzo alla fiera queste cose non si riescono mai a percepire bene fino in fondo. In ogni caso, lato software, il device è dotato di uno speciale bottone touch, presente anche sul G Pro 2, che consente di aprire il menù delle notifiche senza dover raggiungere il bordo superiore dello schermo. Il minimo sindacale, quando ti trovi davanti a una padella del genere. Che, sfortunatamente, non ha l’opzione per ridurre lo schermo.