Venerdì, il neo presidente americano Donal Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui ordinava il bando dei profughi e dei cittadini provenienti dalla Siria, Iraq, Iran, Sudan, Somalia, Libia e Yemen. Il provvedimento che va a colpire paesi a maggioranza mussulmana, è stato spiegato dal presidente americano come il tentativo di garantire maggiore sicurezza al paese che ha bisogno di confini forti e controlli estremi per evitare il caos che c’è, invece, in Europa. La decisione estrema di sbattere la porta in faccia anche ai rifugiati, cioè a tutti coloro che scappano da un paese perchè perseguitati, ha fatto andare su tutte le furie l’opinione pubblica.

Anche perchè il Muslim ban che presto è diventato un trend topic su Twitter (#MuslimBan), non riguarda solo i rifugiati politici o gli immigrati ma anche le persone comuni e dunque ha messo nel limbo decine di migliaia di persone originarie di questi paesi ma che lavorano in America o che si spostano spesso nel paese per lavoro. Molte persone, infatti, sono state bloccate in aeroporto mentre stavano per prendere l’aereo per recarsi in America. In breve tempo sono stati organizzati cortei di protesta che hanno lambito anche la Casa Bianca. Un caso che la politica dovrà rimediare in fretta e con intelligenza perchè il tema dell’immigrazione è da sempre spinoso e molto delicato e non può essere affrontato con leggerezza.

Anche perchè Trump si è probabilmente scordato che l’America è un popolo di immigrati e molte delle più grandi aziende del paese sono state fondate da persone originarie di altre nazioni. Uno dei co-fondatori di Google, per esempio, Sergey Brin è arrivato da ragazzino come emigrato russo assieme ai genitori.

Il grande e compianto Steve Jobs, pur cresciuto da una famiglia californiana, era di origini siriane. Lo stesso Mark Zuckerberg ha sottolineato come i suoi nonni erano originari della Germania, dell’Austria e della Polonia. Sua moglie, invece, è figlia di rifugiati della Cina e del Vietnam.

La Silicon Valley all’unisono, si è dunque schierata contro Donald Trump. Sergey Brin, addirittura, si è recato in aeroporto per protestare in mezzo alle persone comuni sentendosi molto vicino ai rifugiati vista la sua storia famigliare.

Tim Cook di Apple è intervenuto duramente sull’accaduto non solo evidenziando l’odiosità del provvedimento ma soprattutto per come è stato promulgato in tutta fretta e senza alcuna spiegazione.

Ma le prese di posizione durissime arrivano da tutte le parti anche perchè le multinazionali di Silicon Valley sono un vero concentrato multietnico includendo centinaia se non migliaia di dipendenti originari di tantissime nazioni diverse e con fedi religiose altrettanto differenti.