Si chiama My Music Vision, è un progetto legato al mondo della musica e vuole diventare il punto di riferimento per tutti coloro che, con le note musicali, ci vivono, si appassionano o semplicemente le amano. Una piattaforma social per musicisti, artisti emergenti e professionisti del settore creata dalla startup italiana Internet of Artists, fondata a Londra da alcuni professionisti del nostro paese attivi in diversi ambiti.

Internet of Artists ha già ricevuto un primo round di 250.000 euro ed è stata selezionata tra 300 startup su 5.000 come startup Alpha al Rise 2016 di Honk Kong. Leonardo.it ha avuto il piacere di intervistare Riccardo Barbieri Torriani, il fondatore assieme a Sergio Curadi Naumann del progetto.

Signor Torriani, come nasce l’idea?
Da un’esigenza personale. Io personalmente suono in una rock band di bravissimi musicisti ma amatori, non siamo professionisti. E l’estate scorsa abbiamo avuto un problema, in quanto il nostro batterista si è trasferito in un’altra città ed è nata la ricerca del suo sostituto.

E quindi, come avete agito?
Con i mezzi che ci sono oggi: passaparola, chiamate alle scuole musica, un po’ usando portali italiani e americani che sarebbero preposti a questo ma che in realtà si rivelano solo dei siti con annunci online di pagine e pagine. Una ricerca che mi è costata tre mesi di colloqui con 11 batteristi, di cui 4 messi alla prova ma tutti inadeguati. E quindi l’idea: sarebbe bellissimo avere una piattaforma che geolocalizzi batteristi e altre figure vicine a me, che me le divida magari per il genere di musica suonato; e dove posso avere una serie di informazioni utili a capire subito se può fare al caso mio.

Quindi è nata quest’idea di My Music Vision: una sorta di Linkedin per musicisti…
Sì. E senza avere sbrodolate di pagine e pagine dove la gente si incensa, ma solo due brevi video di massimo sessanta secondi. Uno con una breve presentazione e uno dove dimostri cosa sai fare con lo strumento; questo aiuta a fare una prima scrematura. Poi con Sergio il progetto ha preso una piega più ampia, anche perché il mondo digitale con la musica è molto disorganizzato.

Cioè?
Oggi un musicista di qualunque livello deve essere presente almeno su 4-5 piattaforme diverse: soundcloud, My space, eccetera. Tutte offrono servizi frammentari e nessuno tiene conto della community. Qui, invece, noi partiamo dall’idea che un musicista voglia incontrare altri musicisti, un’orchestra voglia esibirsi nei locali, nelle scuole musica, che voglia magari lanciare una campagna di crowfunding per finanziare il proprio disco e altro: tutta una serie di servizi connessi, per un progetto declinato in tematiche verticali che verranno aggiunti pian piano.

Qual è dunque l’obiettivo finale?
Dare ai musicisti di trovare una piattaforma che li tratti come professionisti e gli metta a disposizione tutti i servizi senza dover andare su più piattaforme. Ottenere di più con meno denaro e meno impegno di energie. Un taglio molto professionale, dove nessuno viene trattato come un semplice hobbista.

Il meccanismo è quello del rating incrociato tra musicisti
Esatto, ci sono delle conferme di competenze come su Linkedin. I video delle presentazioni sono corti volutamente perché si vuole evitare la logorrea musicale: tutti hanno la possibilità di avere una scheda visiva che tutti possono vedere. In futuro, poi, inseriremo altri servizi come un canale in streaming per trasmettere le performance e altro. La App sarà gratuita, poi si potranno acquistare i singoli servizi verticali.

Società incorporata a Londra: perché?
Perché io ho avuto la fortuna di studiare lì e avere dei contatti lì; e poi perché i grossi finanziatori del mondo delle startup tecnologiche hanno tutti a che fare con la common law. Sede legale inglese, team creativo di Milano ed italiano al 100%. E ne siamo orgogliosi.

I finanziatori…
La società ha ricevuto 200.000 dollari circa; ora trattiamo altri finanziamenti sia italiani che londinesi e avremo un doppio lancio internazionale: ad Hong Kong e poi a Lisbona a novembre. Nella vita di tutti i giorni sono ormai al 100% su questo progetto; ho lasciato il vecchio lavoro per inseguire il mio sogno. Forse nessuno è fatto per fare tutta a vita la stessa cosa.

Il sogno futuro?
Da orgoglioso italiano mi piacerebbe ritrovarmi in una qualsiasi parte del mondo e vedere che la persona seduta vicino a me usa la mia App; e poi aprire una filiale in Italia.