Motorola, a sorpresa, ha presentato un progetto per la realizzazione di smartphone componibili: Google sosterrà un ecosistema open hardware – basato sulla stampa tridimensionale dei componenti – permettendo di produrre da sé i device, col supporto della multinazionale statunitense per quanto riguarda la distribuzione dei circuiti integrati che non potrebbero essere prodotti allo stesso modo. In pratica, Project Ara ambisce a riproporre sull’hardware ciò che Android ha consentito a livello di software a partire da quest’inverno.

Giusto il mese scorso avevamo introdotto Phoneblocks, l’idea di Dave Hakkens che ha immaginato uno smartphone modulare: Motorola lavora al progetto da oltre un anno e proporrà un Module Developer Kit (MDK) nelle prossime settimane. Non esistono date di rilascio precise, ma non sarei pessimista quanto Silvio Gulizia che aveva scommesso su «due lustri» — prima che un progetto del genere potesse effettivamente essere portato a termine. Motorola, infatti, ha voluto coinvolgere subito la comunità di Phoneblocks che Hakkens ha creato.

Rispetto a Moto X, che l’azienda ha venduto soltanto negli Stati Uniti – e ho immediatamente “bollato” come un FAIL – Project Ara è davvero una proposta innovativa. Non m’illudo che possa arrivare sugli scaffali nel giro di qualche mese, ma Motorola ha citato sei miliardi di consumatori e perciò il mercato del prossimo smartphone modulare sarà mondiale. È il futuro del segmento? Io dubito che una realizzazione del prototipo concepito da Phoneblocks s’adatti a chiunque, però ritengo che possa avere comunque un discreto successo.