La pirateria informatica ha subito una decisiva battuta d’arresto grazie ad una serie di operazioni condotte dall’FBI in America e dalla Guardia di Finanza in Italia. In questi giorni è stato annunciato il crollo di Btjunkie.

Btjunkie era un motore di ricerca di file torrents, utili a scaricare dalla rete materiali audio e video. Un sistema che se fosse rimasto al servizio della condivisione legale di file, non avrebbe dato alcun problema. Peccato che siano stati scambiati soprattutto file coperti da diritto d’autore.

L’FBI dalla chiusura di Megaupload in poi, ha generato un effetto domino nella pirateria, sia tra i dispensatori di video, ridotti per numero e mole di traffico gestito, sia tra gli utilizzatori che hanno iniziato ad avere paura dei controlli.

Fatto sta che Btjunkie, come spiega la Guardia di Finanza italiana, si può considerare defunto, morto per sempre. La piattaforma canadese è sommersa dai problemi: il primo e più importante è quello legato al sostentamento economico.

Si è infatti generato un vero buco pubblicitario. Dopodiché c’è da considerare il colpo inferto a Btjunkie con l’operazione Poisonous Dahlia che ha praticamente interrotto l’accesso al motore di ricerca a partire dai server italiani.

La Federazione Industria Musicale Italiana, infatti, aveva considerato Btjunkie il più importante supermercato mondiale del falso multimediale.