Fa discutere Milano Gay Life, una app sviluppata da quattro startupper – in collaborazione con Yolo Apps – per scoprire i locali LGBT milanesi in previsione di Expo 2015: tradotta in italiano e in inglese, l’applicazione non è molto diversa da altri motori di ricerca decisionali per scegliere che cosa fare nel tempo libero… a eccezione del fatto che identifica il proprio target nella comunità omosessuale. Un aspetto interessante per diversi motivi che ha generato opinioni contrastanti per il coinvolgimento del Comune di Milano.

Infatti, questa app – una sorta di Spotlime rivolta soprattutto ai gay – è scaricabile dal sito comunale dell’Ufficio del Turismo: alcuni esercenti hanno lamentato l’esclusione del proprio locale dalla lista dei luoghi proposti, ma il problema sembra relativo perché esiste la possibilità di segnalare nuove attività da aggiungere. Piuttosto, la polemica verte sull’operazione pubblicitaria che intende intercettare il turismo omosessuale per aumentare gli incassi di Expo 2015. Può essere considerata una pratica legittima oppure no?

Se la comunità LGBT può essere considerata una categoria di consumatori come un’altra allora non stupisce che qualcuno faccia pubblicità mirata sull’obiettivo. Possiamo interrogarci sull’eticità nel considerare un modo di essere per la profilazione pubblicitaria, però gli omosessuali non sono i primi a subire queste generalizzazioni. È positivo che nel 2014 come nel resto del mondo occidentale i gay abbiano a disposizione delle app dedicate? Sì, a patto che aiutino la lotta per i diritti civili e non la rendano una barzelletta.

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