Vine è l’applicazione gratuita più scaricata da Google Play, sorpassando Instagram e la soglia di 2.500.000 download in una settimana. Già al lancio la app era salita al quattordicesimo posto: una bella rivincita per Twitter, “snobbato” da Instagram a seguito dell’acquisizione miliardaria di Facebook. Le fotografie non bastano più? Calma, perché le ragioni del sorpasso sono numerose. Prima fra tutte è l’effetto-novità, dal momento che Vine non era ancora disponibile per i device con Android e molti hanno voluto provarla subito.

L’integrazione con le Twitter Cards, rimossa da Instagram, ha sicuramente giovato a Vine: gli utenti della piattaforma possono guardare i video di sei secondi, espandendo i tweet dalla timeline. Raggiungere le fotografie di Instagram, invece, richiede un accesso alla app o alle pagine web del servizio. Vine sopravviverà all’effetto-novità, oppure l’entusiasmo degli utenti è destinato a scemare nel prossimo futuro? L’applicazione permette numerosi utilizzi, ma i contenuti pubblicati dagli utenti non sono sempre così interessanti.

Anch’io ho scaricato immediatamente Vine, però non ho ancora avuto modo d’utilizzarla. Non ho un atteggiamento “compulsivo” nella condivisione dei contenuti e registrare un video che abbia significato è più difficile, rispetto alle fotografie: molti sembrano comunque apprezzare i filmati pubblicati, tant’è che pure le condivisioni hanno superato quelle con Instagram. Vine è una killer-application per il giornalismo appassionato o, se preferite, citizen journalism. Sono la qualità e l’interesse delle notizie che possono variare.