Microsoft ha pubblicato il codice sorgente di MS-DOS e Word per Windows, donandolo al Computer History Museum di Mountain Views. Come potete immaginare, non significa che il sistema operativo sia diventato open source – né che quel codice sia davvero utilizzabile. È un’operazione d’immagine che l’azienda giustifica con la volontà d’insegnare ai nuovi programmatori come fosse il software degli anni ’80 che chi ha attorno ai trent’anni ha sicuramente utilizzato, almeno una volta. Un’esperienza didattica da weekend, per così dire.

Cos’è possibile fare con quei sorgenti? Nulla, se non leggerli. Parliamo di MS-DOS 1.1 e 2.0 più Word for Windows 1.1a, alle radici del computing per riprendere il comunicato di Microsoft: i primi risalgono al 1982 e 1983, l’ultimo al 1989 – dopo l’insuccesso della versione per il DOS. Sono elementi che fanno parte della storia dell’informatica come Photoshop 1.0.7 per Macintosh, che Adobe ha donato allo stesso museo in febbraio. Sono giusto delle curiosità da nerd, che potrebbero attrarre diversi appassionati di retrocomputing.

Non so quanto la materia possa diventare popolare, però è passato abbastanza tempo per permettere a qualcuno d’iniziare a insegnare storia dell’informatica nelle scuole: come i sorgenti di Apple II per il DOS – coi quali sarebbe interessante confrontarli – quelli rilasciati da Microsoft al Computer History Museum sono dei “libri” molto interessanti a questo scopo. Certo, la svolta avverrebbe con l’apertura dei sorgenti dei sistemi operativi attualmente in distribuzione e non con un software da museo. Avverrà mai? Io, ne dubito.