Dopo Google, costretta dalla Corte europea a introdurre un modulo per chiedere la cancellazione dei link dal motore di ricerca, anche Bing dovrà predisporre altrettanto: Strasburgo non ha pensato giusto a Big G, imponendo la garanzia del diritto all’oblio, e Microsoft lavora a stretto contatto con Yahoo – che usufruisce dei suoi servizi – per permettere agli utenti d’inoltrare le richieste. Non è ancora stato annunciato quando e come sarà possibile chiedere di rimuovere gli indirizzi, ma dovrebbe essere una questione di giorni.

È lecito aspettarsi che tutti gli altri motori, come DuckDuckGo [vedi gallery] che è stato scelto insieme a Bing per iOS 8 e Mac OS X 10.10, saranno costretti ad adeguarsi alla normativa europea. Google è indubbiamente quello più popolare e diffuso, ma il problema del diritto all’oblio riguarda tutti: è curioso attestare un’inversione di tendenza, rispetto al passato, quando i moduli servivano per segnalare i link per l’inserimento… e non per la rimozione. Un fenomeno legato al maggiore utilizzo del web da parte dei non addetti.

Sì, perché – esattamente come sostiene Google – la cancellazione degli indirizzi dal motore non equivale propriamente a garantire il diritto all’oblio. Un placebo, insomma, perché i contenuti continuano a essere raggiungibili sul web: non equivale a cancellare una fotografia dai social network, bensì a togliere il proprio numero di telefono dagli elenchi pubblici. La scelta dei cittadini dovrebbe essere più ampia e riguardare, oltre ai motori di ricerca, tutte le informazioni cedute a terzi per usufruire di determinati servizi.

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