Hideo Kojima, padre fondatore di Metal Gear, una delle saghe videoludiche più conosciute e amate di tutti i tempi, ha la fama di essere un personaggio sopra le righe, capace di tenere sulle spine i fan per interi mesi prima di riferire loro le informazioni riguardanti un nuovo prodotto. Così è stato anche, e soprattutto, per l’annuncio del quinto capitolo di Metal Gear Solid, che dopo falsi annunci e comunicati civetta ha finalmente reso ufficiale: Metal Gear Solid 5 verrà suddiviso in due parti, un prologo, Ground Zeroes, che è nei negozi in questi giorni e andremo ad analizzare ora, e il gioco vero e proprio la cui data di uscita non è ancora stata svelata e il cui sottotitolo è Phantom Pain.

Metal Gear Solid 5: Ground Zeroes narra le vicende di una missione di recupero condotta da Snake, detto anche Big Boss, nel 1975, a cavallo fra gli accadimenti di Metal Gear e di Peace Walker. La sceneggiatura è accompagnata da due sole cut-scene che riescono però nell’obiettivo di instillare nel videogiocatore la curiosità circa quello che accadrà in Phantom Pain. Ground Zeroes è un assaggino, un miraggio di quello che si potrà toccare con mano solo in futuro, i più cinici l’hanno persino definita una demo. Proprio per questo motivo, la longevità del gioco si aggira sull’ora circa, senza considerare le missioni secondarie disponibili una volta portata a termine la breve campagna.

La sola ora di gioco basta comunque a Ground Zeroes per dimostrare tutte le sue qualità, sia dal punto di vista del gameplay che, soprattutto, grafico, dove l’opera di Kojima eccelle. Il prologo di MGS 5 è uno stealth game tradizionale, profondo e raffinato, che concede al giocatore la massima libertà possibile nel portare a termine gli incarichi. Questo è possibile grazie alla presenza di un’are di gioco totalmente aperta ed esplorabile, aspetto decantato allo sfinito proprio dallo stesso Kojima-san. Ma se un sistema di gioco open-world è rivoluzionario per la saga, non può esserlo in senso assoluto: le meccaniche stealth in questi anni si sono evolute moltissimo, e non sembra che questo Ground Zeroes abbia apportato qualcosa di particolarmente innovativo al genere. Tutti ci aspettiamo da Kojima qualcosa di più, un colpo da geniaccio quale è, e confidiamo che Phantom Pain abbia il famigerato asso nella manica.

Ground Zeroes è il prologo di Phantom Pain, non un vero gioco intero, e su questo nessuno aveva dei dubbi. Purtroppo però la coppia Kojima e Konami ha sfruttato il fascino del nome per imbastire una operazione commerciale ai danni di fan e videogiocatori, proponendo una sorta di demo a prezzo quasi pieno (40 euro), e creando di conseguenza un pericolosissimo precedente. È vero che il gameplay versatile permette di giocare e rigiocare per più ore, ma in fin dei conti si tratta sempre della stessa missione.