Intel ha chiesto ai suoi partner di non distribuire più le sue patch contro le vulnerabilità di Meltdown e Spectre. Il produttore di processori, una volta che la notizia su queste vulnerabilità era stata resa nota pubblicamente, aveva promesso che in breve tempo avrebbe messo al riparo il 90% dei suoi processori più recenti. Purtroppo, la “fretta” nel rilasciare queste patch è costata molto cara ad Intel. A seguito dell’installazione di questi correttivi, alcuni PC hanno iniziato a soffrire con frequenza di riavii inaspettati che hanno reso critica l’usabilità di queste macchine.

Inizialmente si pensava che questo problema riguardasse essenzialmente i PC con i vecchi processori Broadwell e Haswell, ma in seguito è emerso che il bug colpiva anche i computer dotati dei processori Ivy Bridge, Sandy Bridge, Skylake e Kaby Lake.

Per evitare ulteriori problematiche, soprattutto disagi ai suoi utenti, Intel ha chiesto ai suoi partner di non distribuire più queste patch ed agli utenti di non installarle se già in loro possesso. Il produttore di processori ha anche chiesto scusa per questi disagi ed ha comunicato di aver individuato il problema per i processori Broadwell e Haswell e di stare lavorando ad un correttivo. Proprio per questo Intel ha chiesto un ulteriore sforzo ai suoi partner per testare queste nuove patch ed accelerare, così, il loro rilascio pubblico. Nel corso della settimana Intel dovrebbe fornire ulteriori aggiornamenti su questa vicenda.

Sulla gestione non proprio esemplare di Intel sulle problematiche di Meltdown e Spectre è intervenuto anche il papà di Linux, Linus Torvalds, che ha affermato che le patch distribuite dal produttore di processori sono “spazzatura“. Un’affermazione molto forte che trova una spiegazione sull’approccio che Intel avrebbe offerto nell’affrontare queste gravi vulnerabilità. Secondo il papà di Linux, Intel avrebbe preferito puntare su un flag di protezione attivabile via software ma che nessuno abiliterà perchè comporta una perdita sensibile di prestazioni.

Secondo Linus Torvalds la soluzione più corretta sarebbe stata nel puntare su Retpoline, la tecnologia utilizzata da Google e poi resa opensource. Tecnologia che ha il vantaggio di non ridurre le prestazioni dei processori.

Intel, dunque, oltre alle critiche deve affrontare ancora un lungo percorso prima di poter risolvere non solo le falle di sicurezza dei suoi processori ma anche i fastidiosi bug che le prima acerbe patch avevano causato.