Il sequestro dei server di Megaupload, costato l’estradizione dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti a Kim Schmitz – meglio conosciuto come “Dotcom” – ha provocato la cancellazione d’oltre dieci milioni di documenti legali. TorrentFreak ha pubblicato i risultati d’uno studio che dimostra la totale liceità del possesso del 4,3% dei file memorizzati sugli account degli utenti, contro il 31% di quelli illegali e il 64,7% dei documenti di cui non è stato possibile stabilire la natura. Contenuti che difficilmente potranno essere recuperati.

Sì, perché LeaseWeb ha cancellato il contenuto dei server di Megaupload a causa del mancato pagamento dell’affitto da parte di Kim Dotcom… perciò le copie dei file sequestrati sono inaccessibili. Questi documenti spaziano dalle fatture commerciali alle fotografie delle vacanze degli utenti, perché il servizio era utilizzato come una qualunque piattaforma di cloud storage — a prescindere dallo scambio di contenuti multimediali, protetti dal diritto d’autore. Oggi, soltanto il governo degli Stati Uniti può rimediare al «massacro».

Così Kim Dotcom aveva definito l’operazione di LeaseWeb che, comunque, non possiamo imputare del tutto al provider: Megaupload dopo il sequestro ha smesso di pagare per il mantenimento dei server e qualunque altra azienda avrebbe fatto lo stesso. Il problema, piuttosto, riguarda la legittimità delle indagini. Perché sequestrare un enorme numero di file pienamente legali, fino al 69% – non potendo definire illegale la maggioranza dei documenti – a fronte del 31% di violazioni? Corrispondono a meno d’un terzo dei file trasferiti.