LeaseWeb, accusata da Kim Schmitz AKA “Dotcom” della cancellazione coatta dei dati degli utenti europei di Megaupload, dirama un comunicato ufficiale per spiegare la propria posizione. Gli Stati Uniti non sono intervenuti, nella circostanza: LeaseWeb ha formattato i 630 server utilizzati da Megaupload, soltanto perché nessuno s’è interessato per un anno della loro sorte. Mentre i 60 server acquistati da Schmitz sono stati immediatamente sequestrati e trasferiti negli USA, quelli rimasti in Europa sono una proprietà di LeaseWeb.

Non è stato un “complotto” internazionale, orchestrato dagli Stati Uniti, a provocare la perdita definitiva dei dati di Megaupload. Il processo statunitense non c’entra: LeaseWeb ha dovuto fare spazio ad altri clienti che, a differenza di Schmitz, pagano per affittare dei server. Possiamo affermare che la questione sia risolta? Tutt’altro, perché – a prescindere dal danno alla credibilità di Schmitz – sono stati cancellati i dati degli utenti. Megaupload è stato avvisato della ri-qualificazione, ma quale autorità aveva LeaseWeb?

D’accordo la proprietà dell’hardware, però LeaseWeb non deteneva quella delle informazioni salvate sugli hard disk. Le implicazioni legali sono diverse: se Schmitz doveva pagare per un affitto e non l’ha fatto, LeaseWeb avrebbe dovuto formalizzare una querela e consegnare i server alle autorità. Certo, li avrebbe persi a tempo indeterminato anziché recuperati. Gli utenti di Megaupload non organizzeranno una class action, considerando i potenziali illeciti sul diritto d’autore, ma non sono convinto della liceità dell’operazione.