Kim Schmitz AKA “Dotcom” aveva promesso agli utenti di Megaupload che, un giorno, avrebbero potuto recuperare i propri file: purtroppo per lui, il governo statunitense ha imposto a LeaseWeb – il provider che possedeva i backup della piattaforma – di cancellare qualsiasi dato del servizio. L’operazione risale al primo di febbraio, ma Schmitz l’ha saputo soltanto oggi. Non m’importa giudicare chi abbia ragione, quanto alla disputa giudiziaria, ma sono preoccupato dal fatto che gli Stati Uniti possano agire a dispetto delle leggi.

L’aspetto peggiore di quanto avvenuto è che Leaseweb possedeva il database dei file caricati dagli utenti europei, non statunitensi: in pratica, la società olandese ha seguito una “direttiva” imposta da uno Stato estraneo alla comunità europea… nel quale, peraltro, il processo non è terminato. Kim Schmitz non è stato condannato in via definitiva e Megaupload non poteva essere cancellato — benché sotto sequestro. È un’ingerenza che farà discutere, a quasi ottant’anni dal Piano Marshall e trent’anni dalla fine della Guerra Fredda.

Gli Stati Uniti sono accusati di gravi violazioni della privacy su PRISM, il sistema – ideato coi Britannici – che ha raccolto i dati personali degli utenti dei social network: Barack Obama, che ha basato le proprie campagne elettorali proprio sul web, non è affatto pentito. La scoperta di Kim Dotcom è l’ennesimo scoop destinato a mettere in discussione la “democrazia” di internet. Cina, Iran, ecc. sono gli unici censori della libertà d’espressione? Se esistono delle normative, i primi a rispettarle dovrebbero essere i governi.

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