Negli scorsi giorni ho iniziato a scrivere il blog iPhoneography Lab con in mente due precisi obiettivi: imparare ad applicare le regole fotografiche di base quando scatto con l’iPhone e migliorare il mio inglese praticandolo un po’ di più e attraverso l’aiuto dei miei amici. L’idea mi è venuta da un post di Futura Pagano sui motivi per cui aprire un blog. Sì ok, lo so, non è il primo blog che scrivo, ma è il primo progetto fine a se stesso che metto in piedi. Non voglio però parlarvi del mio blog, ma di come partendo da questo sia finito su Medium, piattaforma di blogging creata da un paio di co-founder di Twitter e Blogger che Federico Moretti ci aveva descritto come alternativa a Tumblr.

La prima impressione è che Medium sia una figata. Purtroppo però è ancora parecchio incasinato. Il paragone con Tumblr sta in piedi, ma lo capisci dopo un po’, anche perché il sign up lo devi fare con Twitter e per certi versi questa nuova piattaforma è più simile a quest’ultimo. Attualmente Medium è solo a inviti e solo in inglese, quindi già questo è un limite: non ci trovi gli amici e sei costretto a scrivere in una lingua non tua. In linea teorica potresti scrivere anche in italiano, ma non ti leggerebbe quasi nessuno (qualche post in portoghese o spagnolo ha invece avuto già successo). Te ne accorgeresti dalle statistiche che Medium ti mette a disposizione e attraverso le quali puoi scoprire quanta gente ha visto, letto e raccomandato il tuo post.

Facciamo un passo indietro. In Medium la prima cosa da fare è creare il proprio account, con foto, nome e breve bio. Dopo di che prima di entrare in gioco è opportuno dare una letta ai post guida. Vi riassumo tutto in pochi punti:

  • in Medium è possibile scrivere post e raccoglierli in collezioni. Queste due cose sono praticamente l’equivalente di tweet e hashtag, con una piccola differenza: le collezioni possono essere a invito (solo tu e gli invitati potete inserirci post, proprio come in un blog multi-autore di Tumblr) o pubbliche;
  • per scrivere in inglese ci sono delle regole da seguire, la cui principale è che nei titoli tutte le parole vanno iniziate con la maiuscola tranne congiunzioni, articoli etc, a meno che non siano la prima o l’ultima parola del titolo;
  • potete scrivere e formattare il vostro post on line e il sistema di editing è davvero semplice e funzionale. Potete utilizzare esclusivamente grassetto, corsivo, titoli e link. Io comunque oramai scrivo tutto su Byword che vi consiglio vivamente. Una volta finito il post potete fare semplicemente copia e incolla;
  • potete mettere il post in bozza e invitare i vostri amici a rivederlo prima che lo pubblichiate. In questo caso se i vostri amici aggiungono note, che in Medium sostituiscono i commenti, potranno anche loro iniziare a bloggare;
  • le note vengono aggiunte a margine dei post e possono essere pubbliche o private. Se un utente vede un errore, può suggerirvi di cambiare qualcosa e una volta che l’avete fatto potete rimuovere la sua nota. Potete anche decidere di nasconderla, ma nascondere le note negative e tenere solo quelle positive non è ben visto.

Dunque, la cosa interessante di Medium è che potete usarlo per scrivere un blog creando una collezione a inviti e senza invitare nessuno. Oppure potete scrivere un post in un blog collettivo in due modi: partecipando a una collezione a inviti o a una pubblica.

In Medium avete anche il ruolo di curatori. Infatti dopo aver letto ogni post, oltre a condividerlo, potete inserirlo in una collezione vostra o pubblica. Dalla home page potete accedere ai post selezionati dagli editori, ai post più raccomandati di oggi e alle collezioni promosse che assomigliano molto ai tag di Stereomood. Ogni post ha poi un proprio tempo di lettura stimato così che sapete quanto vi ci vorrà per leggerlo. Se non avete tutto quel tempo a disposizione, potete salvare il post per leggerlo in un’altra occasione.

In Medium ci sono parecchie cose che non funzionano e che andrebbero sistemate, come l’assenza di uno strumento di ricerca, ma ci sono anche alcune chicche come la connessione automatica alla Google autorship o la possibilità di esportare i propri contenuti. In generale è un posto molto interessante per la gente a cui piace scrivere e leggere.

Attualmente Medium è gratuito e non c’è pubblicità. Di recente però Medium ha acquisto Matter, una piattaforma di long-form journalism che si occupa di scienza, tecnologia e medicina, attraverso la quale è possibile leggere articoli a 0,99 dollari l’uno o in abbonamento mensile alla stessa cifra. Insomma, pare che Medium voglia aggredire il mercato dell’editoria on line proponendo agli utenti il pagamento per storie e approfondimenti. Potrebbe diventare interessante se coinvolgesse gli utenti in questo processo. Per ora siamo solo agli inizi, staremo a vedere.