The next big thing inizio a convincermi che sarà Medium, il network alternativo a Tumblr di cui vi ho parlato qualche giorno fa. Ora vi spiego perché.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a due trend paralleli:

  • il sempre maggior diffondersi dei social network;
  • la costante riduzione del contenuto delle nostre condivisioni.

Sembrerebbe un paradosso. Non lo è. Ragionateci un attimo.

Se è vero che Facebook e Google Plus sono andati piano piano ampliando il numero di caratteri pubblicabili in un post, è altrettanto vero che post lunghi sono una rarità. Twitter è fermo a 140 caratteri dall’inizio, ma come vi abbiamo consigliato è bene limitarsi a un centinaio . Su Pinterest casomai mettete due righe, una foto e via. Su Instagram spesso neppure quella, anche se c’è gente che ci scrive lunghi post per raccontare come edita le foto. Uno dei motivi del successo di Tumblr è stato il consentire anche a chi non ha voglia di scrivere di avere un blog. Piano piano però la gente ha iniziato a utilizzare Tumblr per scrivere il proprio blog, alternando post a link ad altri articoli, foto e video. Anche su Tumblr però i post lunghi sono una minoranza.

In tutto questo cosa manca? Un posto dove poter esprimere le proprie idee in maniera compiuta, condividerle con altri e consultare le idee migliori. Proprio questo è ciò che fa Medium, un luogo virtuale in cui i commenti, che spesso sui blog sono infestati da troll o degenerano in discussioni infinite fra due o tre persone, sono sostituiti dalle note. Cosa sono le note? Sono interventi dei lettori a margine del vostro post. Chi invece vuole esprimere apprezzamento relativamente a ciò che avete scritto può raccomandare la lettura del vostro scritto. Quando trovate qualcosa di interessante, potete metterlo da parte per leggerlo dopo o leggerlo subito.

Da un certo punto di vista Medium è l’evoluzione di Twitter, dall’altra un’operazione di purificazione di Facebook o Google Plus, un network alimentato da un algoritmo umano che promuove ciò che vale la pena di leggere e lo classifica con un sistema simile a quello utilizzato da Stereomood per i tag. Da una parte c’è la produzione del contenuto e dall’altra la selezione dello stesso. Siccome non ci sono follower, anche se ogni autore e collezione ha la possibilità di essere seguita tramite RSS, e visto che gli apprezzamenti ricevuti non sono pubblici, su Medium quello che viene effettivamente valutato sono gli scritti di chi partecipa alla comunità. Per questo la sensazione è che sia un posto dove vengono condivise cose interessanti.

Io credo che questo sistema possa crescere molto e molto in fretta. Al momento Medium è aperto solo agli invitati, i quali possono invitare gli amici chiedendo loro di rivedere i propri post prima che li pubblichino. Così non si tirano dentro cani e porci, ma solo gente interessa a condividere l’esperienza. Personalmente, in campo social, è la cosa più innovativa che abbia visto di recente.