Sono trenta le candeline sulla torta di Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook, che oggi compie appunto 30 anni: una decade dopo l’uscita del social network, continua a considerarsi un hacker… nonostante i miliardi e guidi un’azienda quotata a Wall Street. Qual è la storia di Zuckerberg? Ai tempi dell’università di Harvard, quello che sarebbe diventato il più giovane miliardario al mondo ha voluto creare un database degli studenti per il gusto di farlo — senza pensare al modello di business. Cos’ha a che vedere con l’hacking?

Tutto perché essere un hacker non significa buttare giù i server a colpi di DDoS: saperlo fare fa parte del mestiere, per così dire, ma è un aspetto secondario. Zuckerberg ha risolto un problema – che è l’attività principale del programmatore – e ha avuto fortuna, creando qualcosa che tutto il mondo ha voluto usare. Tuttavia, con un conto in banca a nove zeri il trentenne di White Plains ha mantenuto quel carattere riservato che solitamente contraddistingue la categoria. Certo, ha potuto farlo col denaro guadagnato con Facebook.

Lontano dal gossip, ha voluto sposarsi subito dopo la IPO di Facebook e pagare milioni di dollari per comprare le ville dei vicini e tutelare la propria privacy: un paradosso, considerato che il social network ce ne ha privati. Zuckerberg considera l’hacking come un approccio alla vita, che consiste nel cercare delle soluzioni concrete ai problemi quotidiani. Tutto sommato, il social network è l’esempio perfetto perché ha trovato un modo di far parlare gli individui d’una società in cui faccia a faccia sono sempre più distanti.

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