Startuppeople è un’interessante ricerca che ha visto coinvolti Indigeni Digitali, Intervistato.com e alcuni ricercatori come Ivana Pais, che l’altro giorno ha pubblicato su Laretechelavora.it un commento ai risultati dell’indagine.

Il punto di partenza è stata la mappa delle startup creata da Indigeni. Non sono tutte le startup d’Italia, ma sono un piccolo campione. Su 440 startup che si sono iscritte in 305 hanno risposto alle domande dei ricercatori. Come la stessa Ivana ammette, non si tratta di un campione rappresentativo, ma è pur sempre una ricerca che ci dice qualcosa su chi sta cercando di fare innovazione in Italia, quanto meno nel campo digitale.

Ecco l’identikit dello startupper:

Innanzitutto, è uomo. Le donne che hanno risposto al questionario sono solo l’11% del totale, un tasso ampiamente inferiore alla presenza media di imprenditrici in Italia (24%). Un risultato che stupisce soprattutto per la giovane età degli intervistati: più della metà appartiene alla generazione “post” (meno di 33 anni) e solo il 5% ha più di 46 anni.

Il dato davvero è interessante è che questi aspiranti innovatori provengono da famiglie ad alto capitale umano, ma senza tradizione imprenditoriale. Quattro su cinque hanno però almeno un’altra attività. Avevo già raccontato su Wired.it come gli startupper italiani non siano piccoli Zuckerberg che sviluppano il nuovo Facebook nel proprio garage, anche se qualcuno crede di esserlo. Ecco i dati emersi dalla ricerca sui diecimila iscritti a Wind Business Factor:

[…] gli startupper, almeno quelli italiani, non sono ragazzini smanettoni alle prime armi con la voglia di creare il nuovo Facebook. Ci sono anche quelli, per carità, ma rappresentano solo un terzo della galassia startuppara italiana. Il 58% invece è costituito da ultratrentenni (39,44% nella fascia 30-39 anni e 18,75% nella decade superiore), quindi non proprio da gente di primo pelo. […] il 9% degli startupper italiani è over 50, con una ventina di ultra settantenni impegnati a fare innovazione nel nostro paese. 

Un altro numero interessante della ricerca di Ivana è il fatturato medio delle startup analizzate: 63mila euro annui. Deludente invece le motivazioni che hanno spinto a creare nuove aziende:  L’opportunità imprenditoriale è nata prevalentemente da nuovi bisogni del cliente o dalla disponibilità di nuove tecnologie. Non a caso solo il 22% non è disposto a vendere la sua startup, anche se la maggior parte lo farebbe solo a condizione di poter continuare a operare nell’azienda.

Interessante è anche questo tentativo di descrivere la geografia delle startup italiane:

Le nuove forme di imprenditorialità sono legate al saper fare tradizionale del territorio in cui nascono. Roma si caratterizza per le startup legate alla musica, all’arte e al cinema. Milano ha un panorama più variegato, dove prevalgono la consulenza, l’advertising e il social commerce. Torino è specializzata nel neo-artigianato e nell’editoria. Invece Napoli è la capitale delle startup dedicate alla società civile e a forme innovative di partecipazione.

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