Sono passati oltre vent’anni da quando Linus Torvalds scrisse le prime righe di codice di Linux, il sistema operativo alla base di Android. Meglio, il kernel, il cuore del sistema. Per anni i sostenitori del free software si sono accaniti contro quello che chiamavano Winzoz e oggi ne possono celebrare la caduta. Dopo l’acquisto di Nokia da parte di Microsoft infatti siamo davanti alla fine di un’era, quella in cui tutti usavamo Windows.

Oggi Microsoft si trova davanti a due opzioni: seguire Apple, perché nel mercato mobile hardware e software vanno a braccetto, oppure Google, creando una piattaforma su cui gli sviluppatori possano continuare a distribuire i propri software come hanno fatto per decenni su Windows. Lo zio Bill ha già scelto: Steve Ballmer ieri ha comunicato che dopo aver comprato Nokia (attenzione, i finlandesi hanno venduto solo la divisione operativa, non i brevetti) Microsoft punterà sull’integrazione “alla Apple” (no, lui non ha detto proprio così) per indirizzare l’azienda sul mercato mobile su cui finora ha fatto fatica. È proprio questo il punto: oggi gli sviluppatori si dedicano alle app per iOS e Android e finora né BlackBerry né Windows Phone 8 si sono dimostrati così attrattivi da fargli cambiare idea. In un certo senso, la strada di Google Microsoft l’ha già provata, senza giungere da alcuna parte.

Microsoft ha un interessante progetto che si chiama Bizspark e prevede il supporto, anche economico, a startup che vogliono sviluppare su piattaforma Azure, il cloud di Redmond. Molte di queste startup si occupano di app e Microsoft le finanzia per avere nuove app per Windows Phone 8 in esclusiva per tre mesi. Basta questo per colmare il gap con Android? No, non basta: oggi Android rappresenta per il mobile quello che è stato Windows per i desktop fino a ieri. Per questo motivo Farhad Manjoo su Business Insider sostiene che Windows è morto, ucciso da Google.

Hanno vinto i nerd. Ha vinto Linux. Aveva già vinto sotto il cofano, sui server di mezzo e più mondo. Guardatevi attorno: fate caso al sistema operativo dei vostri amici. Qualcuno che usa Linux lo trovate sicuramente. E non sono solo nerd. Non usano computer dallo schermo nero con i caratteri verdi. Usano distribuzioni, come si chiamano in gergo le versioni di Linux, belle, colorate e sempre più semplici da usare. Pensate al successo di Ubuntu, ora disponibile anche per smartphone e per TV, Red Hat, prima azienda fondata sull’open source a superare il miliardo di dollari di fatturato, o della stessa Xiaomi, l’Apple cinese basata su un fork di Android. Far girare le applicazioni di Android su un desktop non è cosa poi così complicata e ci sono già parecchi casi di successo, a partire da Android X86. Sotto certi aspetti Chrome OS va nella stessa direzione: non è Android, ma il kernel è sempre Linux, le differenze sono poche. Insomma, Linux è sempre meno roba per smanettoni e sempre più una piattaforma universale. A proposito, gli stessi sistemi operativi di Apple hanno più di un pezzo in comune con Linux e l’open source, nonostante quello che si creda.

Sostengo da tempo che i sistemi operativi sono morti e che oggi contano le app. Apple e Google sono in grado di offrire la miglior piattaforma possibile agli sviluppatori di oggi e di domani. Dopo che lo zio Bill ha ordinato di “incrociare i flussi”, non mi stupirebbe una mossa disruptive da parte della persona che ha in mano ancora una volta i destini di Microsoft: Windows è morto, bisogna guardare al dopo e il dopo non è un PC da cui stacco lo schermo per usarlo come tablet, il dopo è il mio tablet o il mio smartphone che si aggancia a una tastiera e ridiventa un PC. Il futuro è Windows Phone e Microsoft ha l’urgenza di puntare tutto su questo. Si dice sempre che il prossimo anno sarà quello di Linux, oppure che lo scorso anno è stato quello di Linux. Di sicuro il prossimo non sarà più l’anno di Windows come l’abbiamo conosciuto.

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