Social network e privacy: un binomio destinato a creare diatribe infinite. Con Facebook lo abbiamo visto decine di volte, tanto che meno di un mese fa Zauckerberg è stato costretto per l’ennesima volta a rivedere le regole.

Ora però Oltreoceano nell’occhio del ciclone c’è finito LinkedIn, il social dei profili professionali che milioni di cittadini del mondo usano per trovare lavoro, così come migliaia di aziende attingono per il recruiting a caccia dell’uomo (o la donna) che fa per loro.

Tutto parte dagli Usa abbiamo detto: quattro utenti hanno deciso di far partire un’azione collettiva contro il social, come spiega con dovizia di particolari Vindu Goel nel suo blog sul New York Times. Stando all’accusa, per usare un gergo giuridico, LinkedIn si sarebbe macchiata di un reato grave: avrebbe sfruttato i contatti e-mail dei 4 account per mandare a sua volta altre e-mail per convincere altri utenti a iscirversi al social o per presentare novità o servizi.

In parole povere: quando ci si iscrive a LinkedIn, si segnalano uno o più indirizzi e-mail, anche per dare alle aziende che lo sfruttano la possibilità di contattarci. Il social però avrebbe sfruttato i contatti memorizzati in caselle di posta di Yahoo!, Gmail o Hotmail per fare spam di messaggi vari. La storia è tutta da accertare, e la società come si legge sul NY Times è stata in grado di offrire ampie giustificazioni a cotanta pubblicità via posta elettronica. Ma tant’è, negli Usa in tanti si vogliono accodare a questa azione collettiva, di cui si è avuta notizia solo sabato.

Questo episodio ripre un quesito che ormai è un autentico grattacapo per gli utenti: conviene o no far girare la propria mail sui social? Davvero è così facile violare una casella di posta elettronica? Già un mese fa avevamo parlato di come LinkedIn rivelasse le nostre e-mail agli spammer. Ora, stando ai promotori dell’azione collettiva, addirittura rivelerebbe anche le mail memorizzate nelle nostre caselle di posta. E così, ecco arrivare questa sorta di class action: se l’azione troverà terreno fertile, per LinkedIn saranno dolori. Ma la domanda è: se metto la mia mail su un social, sono dolori soprattutto per me? Allo stato attuale, vale il detto fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.