Sono quasi due anni che l’aspetto e, finalmente, è arrivato: il porting di Lightworks per Linux è scaricabile dal primo pomeriggio di ieri su alcune distribuzioni Debian-based a 64-bit. Nello specifico, Ubuntu 12.04, 12.10, 13.04 (che è stata rilasciata giovedì scorso), Mint 13 e Mint 14. L’architettura a 32-bit non è ancora supportata. Lightworks 11.1 è un programma d’editing non-lineare ad alto livello, impiegato soprattutto nella post-produzione televisiva o cinematografica. Dimenticate di poterne usufruire appieno su Linux.

EditShare, la società che produce Lightworks, aveva promesso nell’aprile del 2010 il rilascio dei sorgenti del programma. Nel settembre del 2011 è stata confermata l’imminente disponibilità della versione per Linux, ma soltanto nell’autunno del 2012 è apparsa la alfa che pochi “fortunati” hanno potuto provare. La beta in distribuzione da ieri, ahimè, presenta più eccezioni che funzionalità: le note di rilascio sottolineano le numerose caratteristiche tuttora inaccessibili da Linux, decretando l’effettiva inutilità del programma.

Anzitutto, Lightworks 11.1 funziona esclusivamente coi driver proprietari di ATI e NVIDIA. Le schede video integrate di Intel, insomma, non sono utilizzabili. Mancano i principali formati audiovisivi: H.265, WMV e QuickTime hanno un supporto parziale o inesistente. Se non bastasse, dalla versione per Linux è escluso il ricorso alle periferiche connesse via FireWire. È l’interfaccia predefinita della maggioranza delle telecamere, disponibile sui dispositivi di Apple. Un motivo in più per non ignorare Final Cut Pro X, secondo me.

Ho sempre criticato l’esistenza di FireWire. La stessa Apple l’ha sostituita con Thunderbolt: non voglio smentirmi, ma se aveva una qualche utilità era proprio nell’acquisizione audiovisiva. Il paradosso? Lightworks non è disponibile su Mac OS X e sfiderei chiunque a trovare un computer dotato di FireWire con Windows, senza avere un adattatore. Il programma non è open source come sarebbe dovuto essere e un fastidioso avviso ricorda all’utente che la licenza professionale, mai richiesta, scade dopo sei giorni dall’installazione.

Lo splashscreen riporta ancora la dicitura alfa, aspetto che mi porta a credere che negli ultimi dodici mesi gli sviluppatori di EditShare non abbiano apportato grandi modifiche al programma. Per utilizzare Lightworks è obbligatoria una connessione persistente a internet: a prescindere dall’acquisto opzionale della licenza, gli utenti devono registrarsi al portale e accedere all’editor indicando le proprie credenziali. Non ho capito a cosa serva il codice, assegnato in fase di registrazione, perché non è richiesto dal programma.

È comunque una versione beta e, generalmente, non sarei tanto “duro” nelle critiche. Considerando che i sorgenti di Lightworks non sono mai stati rilasciati e per anni non abbiamo avuto aggiornamenti su questo porting, però, non posso che essere molto deluso. EditShare avrebbe avuto l’occasione di portare su Linux una soluzione professionale che compete con Adobe Premiere, ma ha distribuito un software inutilizzabile. Se la tabella di marcia manterrà questa lentezza… serviranno altri due o tre anni, per poterlo provare davvero.