Adobe ha annunciato la disponibilità di Lightroom 5 – l’ultimo aggiornamento dell’omonimo programma per la manipolazione delle immagini “grezze” – su Windows e Mac OS X. La versione beta è installabile da tempo, perciò le novità dell’applicazione sono già note: questo periodo è servito per correggere qualcosa come quattrocento bug. Una delle feature più interessanti riguarda Advanced Healing Brush, che permette d’eliminare gli elementi indesiderati dalle fotografie — sulla falsariga di quanto propone Resynthesizer per The GIMP.

Le altre due caratteristiche di rilievo sono Upright Tool, che “raddrizza” automaticamente gli oggetti, e Radial Gradient per applicare multiple vignette agli scatti. Funzioni a parte, è la distribuzione del programma a destare qualche perplessità: Lightroom 5 è acquistabile a $149 o $79 in aggiornamento, senza sottoscrivere Creative Cloud. È sempre stato separato da Photoshop, ma questa politica contraddice le dichiarazioni di Adobe sul futuro dell’azienda come un’esclusiva per il cloud computing. Cerchiamo di capire il perché.

Creative Suite è stata sostituita all’inizio del mese di maggio… e, subito dopo, Adobe ha dovuto giustificare una sospensione del servizio di File Sync su Creative Cloud: Francesco Fumelli aveva criticato l’operazione, troppo costosa e invisa agli utenti. Come dargli torto? In Italia, l’abbonamento ha un prezzo esorbitante e soffre di numerosi outage periodici. Se Adobe ha proposto Lightroom 5 come un programma acquistabile separatamente, è probabile che la politica sul cloud computing abbia fallito. Coinvolgerà altri prodotti?