Parliamo di questioni serie. Ieri accennavo all’ipotesi d’una versione di Office 2013 dedicata a Linux che, ormai, non interesserebbe granché: avrebbe avuto senso se fosse arrivata dieci anni fa. Molto più intrigante è il rilascio di LibreOffice 4.0 per Windows, Mac OS X e Linux che rinnova la maggiore suite alternativa a quella di Microsoft. Concepita come variante di OpenOffice.org, LibreOffice acquisisce la piena indipendenza dal codice del predecessore con la versione 4.0 e pone le basi per un cambiamento su tutti i fronti.

The Document Foundation (TDF), la fondazione che amministra LibreOffice e ha un’incarnazione italiana in LibreItalia voluta da Italo Vignoli, ha illustrato puntualmente le novità introdotte: gli utenti non noteranno delle modifiche radicali perché la versione 4.0 ha un significato diverso. Salta subito all’occhio che la suite ha migliorato l’interfaccia, però soltanto gli sviluppatori possono capire quanto sia importante. Il “motore” grafico, infatti, è stato riscritto in XUL per essere più duttile alle modifiche di terze parti.

Banalmente, potete personalizzare gli elementi grafici di LibreOffice 4.0 utilizzando i temi previsti da Firefox Personas che propone una serie pressoché illimitata di skin per il browser. Tornerò sul rapporto di TDF con Mozilla perché la grafica è tra le novità meno interessanti. La nuova versione di LibreOffice introduce delle Application Programming Interface (API) assenti da OpenOffice.org e Apache OpenOffice che ne rappresenta l’ideale prosecuzione. È diventata una suite a sé, diversa da tutte le alternative a Office 2013.

Il punto forte di LibreOffice 4.0 è nella piena compatibilità col protocollo Content Management Interoperability Services (CMIS): mi rendo conto che gli acronimi e i tecnicismi non aiutino, quindi cerco di semplificare. La suite può essere adottata per sostituire al meglio Microsoft SharePoint del quale supporta i formati. Essendo open source e free software, LibreOffice abbatte i costi della produttività aziendale. Poiché implementa gli standard internazionali, garantisce l’interoperabilità fra sistemi operativi e dispositivi.

ODF ha assunto una tale importanza da essere stato integrato persino in Office 365 e SkyDrive, per farvi un’idea. Torniamo a Mozilla: l’engine grafico scritto in XUL è la novità più evidente, ma non è l’unica ad avere qualcosa a che fare con Firefox. La doppia licenza di LibreOffice 4.0 è cambiata da LGPLv3/AL 2.0 a LGPLv3/MPL 2.0. Sigle a parte, significa che TDF ha scelto d’adottare una proposta copyleft di Mozilla. Se mi permettete un’elucubrazione, LibreOffice potrebbe arrivare su Firefox OS molto prima che su iOS o Android.

In “soldoni”, significa che LibreOffice punta a proporre una soluzione completa per sostituire Google Docs. Gli sviluppatori di TDF sono già al lavoro da mesi su questo fronte e non mi stupirebbe trovare LibreOffice 4.x sui nuovi dispositivi con Firefox OS al lancio: creata in HTML5, CSS3 e JavaScript la suite non avrebbe rivali. Oltre a Office 365 e Docs, LibreOffice rivaleggerebbe con IBM che collabora ad Apache OpenOffice coi componenti di Lotus SmartSuite. Gli aggiornamenti del prossimo futuro saranno davvero entusiasmanti.