Se non avete la più pallida idea di cosa sia Lego Serious Play, sappiate fin da ora che non è un nuovo gioco della Lego. È un gioco serio. Talmente serio che non è in vendita per tutti. Lo vendono solo ogni tanto, e non a chiunque. Anche perché per giocarci, essendo un gioco, occorre una certa preparazione. Tre giorni di workshop full time sarebbe la cosa migliore, mi ha spiegato Lucio Margulis a Blank Disrupt, l’evento dedicato all’innovazione disruptive che si è svolto a Catania nel fine settimana e di cui siamo stati ospiti.

Durante l’evento Lucio ha tenuto un talk particolarmente interessante che non poteva non cominciare con una classica citazione dall’artista Pablo Picasso:

Ogni bambino è un artista. Il problema è come rimanere un artista una volta che si cresce.

Ammetto che non avevo la più pallida idea di cosa fosse Lego Serious Play. Si tratta di una metodologia di lavoro per trovare nuove soluzioni a problemi noti. Sviluppata dalla Lego fra la fine degli anni Novanta e l’inizio del duemila, questa metodologia è stata poi rilasciata per essere quasi liberamente utilizza. Quasi perché per giocare seriamente con il Lego occorrono pacchetti ad hoc che Lego non vende regolarmente.

A suggerire l’uso dei mattoncini alla Lego, in cerca di un metodo per sostenere il pensiero creativo, furono Johan Roos e Bart Victor. Lo scopo del gioco è portare i partecipanti a costruire uno scenario immaginario attraverso rappresentazioni tridimensionali create con il Lego. Durante un mini workshop a tema, inserito nella sessione sulle organizzazioni liquide a Blank Disrupt, ho potuto anche io partecipare al gioco. Al mio gruppo è stato chiesto di immedesimarsi nel board di Apple nel momento della dipartita di Steve Jobs e di pensare ai nuovi modelli di sviluppo dell’azienda. Ognuno ha creato il proprio modellino e poi ha raccontato la storia che c’era dietro. Alla fine ognuno di noi ha condiviso un pezzo che rappresentava la parte più importante, fondamentale, del proprio progetto. Il modello finale del gruppo era dunque un progetto di co-creazione e rappresentava il pensiero di tutto il team.

Ogni strumento o tecnologia o giocattolo che ti aiuta a implementare il modo di affrontare l’incertezza è un gioco serio – ha spiegato Lucio – Questa metodologia ti porta a usare in contemporanea entrambe le parti del tuo cervello, quella razionale e quella emozionale.

In un normale meeting l’80 per cento delle idee infatti arriva dal 20 per cento dei partecipanti. In Lego Serious Play il 100 per cento delle idee arriva invece dal 100 per cento dei giocatori. Così anche il dipendente solitario che non partecipa mai offrendo il proprio contributo riesce a contribuire alla creazione della strategia aziendale. Lego Serious Play è basato sul convincimento che ci sia un grande e inespresso potenziale in tutte le persone di un’organizzazione e che queste persone abbiano l’immaginazione necessaria per risolvere i problemi più seri.

Il Lego non è altro che un linguaggio che permette alle persone di comunicare fra di loro. Siamo persone tridimensionali abituate a comunicare sul lavoro con strumenti a una o due dimensioni per condividere le nostre idee. Lego Serious Play ha invece tre dimensioni, proprio come noi ha sintetizzato Lucio.