I guai non sono finiti per LeaseWeb, il provider che custodiva i file degli utenti di Megaupload: sebbene abbia cancellato il contenuto dei server di Kim Dotcom (con tutti i dati memorizzati) una società di produzione cinematografica di carattere pornografico ha citato in giudizio l’azienda, menzionando proprio il servizio di cloud storage come causa principale. Il danno per lo scambio di circa dodicimila immagini fra Europa e Stati Uniti entro il gennaio del 2012, quando Megaupload è stato sequestrato, sarebbe di $188 milioni.

Che senso ha denunciare LeaseWeb, a due anni di distanza dalla chiusura di Megaupload? È evidente che Perfect 10 – il querelante – attraversi la profonda crisi del porno e, a differenza d’altri, non abbia trovato il modo d’uscirne: se ricordi, David Kay ha indicato nei Bitcoin una delle possibili soluzioni e io sono d’accordo con lui. Tutte le parti in causa, inclusa Google, hanno desistito dal portare LeaseWeb in tribunale dopo la cancellazione dei server, ma Perfect 10 non avrebbe intenzione di fare altrettanto. E se vincesse?

Non siamo ancora arrivati ai tempi biblici della giustizia italiana, ma non trovo altre giustificazioni al ritardo nel querelare LeaseWeb — né all’intenzione di procedere ostinatamente. Le cause per pirateria informatica sono un po’ come il DRM: dei placebo per non ammettere che il mercato è cambiato e, con esso, dovrebbe farlo anche il modello di business. Il problema è che (oltre a non salvare le imprese) spesso questo atteggiamento danneggia gli utenti che non commettono azioni illegali. Secondo me è giunta l’ora di finirla!

Photo Credit: Elias Bizannes via Photo Pin (CC)