Sono state definite e pubblicate in Gazzetta Ufficiale le tabelle sull’equo compenso per copia privata, volute dalla SIAE e dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Acquistare dei supporti digitali – ma anche un televisore o uno smartphone – costerà di più: le cifre stabilite non spaventano tanto sui dispositivi, per i quali sono previste maggiorazioni di quattro o cinque euro, quanto sulle memorie che ora hanno acquisito una tassazione variabile in base alla capacità di registrazione.

Nonostante le proteste [vedi gallery] nei confronti del Ministro e dell’aumento delle tasse, l’approvazione è arrivata e alla SIAE possono festeggiare: a nulla è servito l’impegno di quanti abbiano sottoscritto una petizione per spiegare a Franceschini l’impatto negativo del provvedimento sull’innovazione. Infatti, nulla vieta che i supporti tassati siano sfruttati per operazioni diverse dalla copia privata dei contenuti multimediali protetti dal diritto d’autore come le foto e i video delle vacanze… ma la tassa resta invariata.

Che dire delle startup che utilizzano gli hard disk per i propri server? Il rimprovero di Eric Schmidt non ha sortito alcun effetto, perché la decisione era già stata presa: in Italia non può esserci innovazione perché le tasse diminuiscono gli investimenti in tecnologia e frenano la digitalizzazione del Paese. Avrebbe più senso il contrario — ovvero, abbattere la spesa per il digitale e aiutare la ripresa economica con un aumento dei consumi. Concetto che non dev’essere molto chiaro a Franceschini e al Governo di Matteo Renzi.

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