Ogni anno Greenpeace stila una classifica delle aziende che inquinano di più. Nel report annuale ci sono i sistemi di cloud computing nel mirino. I big del settore sembrano essere anche i meno attenti all’ecologia. 

Apple, Oracle, Twitter ed Amazon guidano la classifica delle aziende che per quel che riguarda il cloud computing, si ostinano ad usare forme di energia antiche e poco sostenibili, sistemi energetici che potevano essere validi nel 19esimo secolo ma che non sono adatti al futuro.

Perché tutti se la prendono con la nuvola? Perché il cloud computing, per essere efficace deve essere sempre attivo. Quindi, spiegano da Greenpeace, se la nuvola fosse una nazione, sarebbe quella più spendacciona in termini energetici.

La Apple, per esempio, per tenere in vita il suo cloud computing sfrutta tantissimo (il 55%) l’energia prodotta con il carbone. Amazon, invece, si caratterizza per l’uso del nucleare. Insieme ai servizi di Jeff Bezos sfrutta l’atomo per il 30 per cento circa.

Non va meglio Twitter che non è trasparente riguardo i consumi e soprattutto non sfrutta le energie rinnovabili. Ma tutte le aziende sono finite nel girone dei cattivi? No, ci sono anche realtà che nel tempo hanno instaurato un circolo virtuoso, per esempio Google e Dell.