Nel corso dell’ultima settimana si è particolarmente evidenziato nella community degli Indigeni Digitali una problematica evidenziata da Valentina Nardecchia: un’azienda che abbandona un servizio professionale di consulenza informatica per affidarsi a un neolaureato che lavora in nero, costa molto meno, ma poi, nell’atto pratico, non è capace a lavorare.

Le domande poste da Valentina sono due: 1) pensate anche voi che chi “arrotonda” ci sta massacrando il mercato oppure lo ritenete una cosa buona? 2) ma che imparano all’Università?

Oppure questo è un caso clinico? Queste domande hanno suscitato un forte interesse da parte degli Indigeni. Davide Costantini afferma che il vero problema è nel cliente che non capisce i vantaggi di avere professionisti a fianco, aggiungendo che sono poche le università che propongono una formazione di eccellenza, anche in campo pratico, agli aspiranti informatici. Stefano Iannarone invece afferma che per contrastare chi massacra il mercato in questo modo si debba fornire molta più qualità nei servizi di consulenza.

Proprio in relazione alla preparazione accademica dei laureati in informatica emergono le maggiori criticità, e si evidenzia come in alcuni casi essi non siano in grado di lavorare effettivamente “sul campo”, ma debbano essere formati in modo specifico. Paolo Gambardella afferma che l’università è un centro di cultura, non un corso di formazione professionale, mentre George Fiorini afferma che in molti casi un diploma tecnico e la buona volontà consentono di guadagnare tempo, soldi e contratti migliori.

Giovanni Nonni suggerisce il comportamento da tenere nel caso in cui un’azienda decida di concludere la nostra collaborazione da professionisti e poi decida di pentirsi tornando sui suoi passi: Con i clienti si fanno contratti non fidanzamenti! Perdere tempo per te ha un costo.

Daniele Ferla, nel suo commento alla discussione, sembra quasi dare un consiglio al neolaureato-informatico in difficoltà: Un ragazzo non può prendersi incarichi che non sa gestire; prima deve fare esperienza; fare esperienza significa lavorare per società/agency che lo fanno di mestiere e sono pronte a “crescerlo” professionalmente. Massimo Melica afferma che La scarsa qualità genera pessimi prodotti e pone a repentaglio l’azienda che ricorre al risparmio sulle infrastrutture fondamentali. Si tratta di una discussione tuttora attiva che vale davvero la pena di approfondire.

Topic della settimana:

Mercato digitale e università (Massimo Melica)

Cos’è la realtà aumentata (M. Chiara Fagioli)

I vantaggi dell’applicazione “Prototyping on Paper” per gli sviluppatori (Fabio Lalli)

Io e la Silicon Valley (Antonio Savarese)

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