Laura Boldrini – Presidente della Camera dei Deputati – ha espresso la volontà di promulgare delle leggi che regolino il web, perché sia garantita la libertà dei cittadini: un Bill of Rights annunciato al convegno Verso una Costituzione per internet? che sarà redatto a livello italiano ed europeo da una commissione d’esperti. I risultati saranno presentati in autunno alla conferenza interparlamentare che coinvolgerà tutti e ventotto gli Stati membri dell’Unione, proprio nel corso del semestre di presidenza italiana dell’Europa.


Non è la prima volta che la Boldrini propone dei “paletti” per internet: oggetto di photo-bombing e altri attacchi personali, dev’essersi sentita in empatia con Maurizio Gasparri che negli ultimi giorni ha dato il meglio di sé — dopo l’insulto agli Inglesi per i mondiali di calcio. Giusto «tutelare i soggetti più vulnerabili», come dichiarato in una nota dal Presidente, ma io resto perplesso dalle effettive competenze di chi sarà chiamato a stendere il testo della Costituzione per il web e soprattutto dai contenuti che proporrà.

Perché internet dovrebbe avere una Costituzione e a chi appartiene la sovranità del web? Già Angela Merkel avrebbe voluto una rete europea che proponesse regole diverse da quella statunitense, un’idea balzana che per fortuna non ha avuto un seguito. Quali regole dovrebbe introdurre il nuovo Bill of Rights? Forse, delle restrizioni come l’obbligo di rettifica e altre normative proposte negli anni che confermano il giornalismo italiano tra i meno liberi al mondo. È potenzialmente un progetto pericoloso, per la democrazia in rete.

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