Larry Ellison ha dato le dimissioni: a 70 anni non sarà più il CEO di Oracle, azienda che ha contribuito a fondare e guidato per trentacinque. La sua decisione ha fatto subito scalpore e causato venerdì una perdita in borsa del 3.5% a Wall Street — è la prima caduta, dopo un attivo dell’8.6%, nel corso dell’anno. Gli succedono Mark Hurd e Safra Catz, entrambi chiamati alla guida, ma il suo lavoro non è finito. Benché abbia scelto di farsi da parte, come pure Steve Ballmer, continuerà a essere il presidente della multinazionale.

Oracle è nota soprattutto per le controversie legali con Google sui brevetti di Java – cui è entrata in possesso acquisendo Sun Microsystems – perché offre principalmente servizi in B2B, però il settantenne Ellison è salito spesso all’onore delle cronache. Non soltanto è considerato il quinto uomo più ricco del mondo, ma ha “collezionato” quattro matrimoni (e altrettanti divorzi) e possiede il terzo yatch più grande del mondo. Non ha avuto proprio una vita al limite come quella di John McAfee col quale ha in comune la genialità.

Alla base delle dimissioni da CEO ci sarebbe la scommessa mancata di Oracle sul cloud computing. Attiva e leader nel settore dei database, un segmento in cui ha raggiunto una sorta di monopolio con l’acquisizione di MySQL, la società non avrebbe sfruttato abbastanza le potenzialità del cosiddetto web 2.0: la posizione di Ellison – un forte sostenitore della migrazione ai servizi per il cloud – non cambierà a prescindere dal titolo. Trentacinque anni in azienda, infatti, non possono essere cancellati da una semplice definizione.

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