Si chiamano Web tracker i sistemi che consentono di tracciare dati e abitudini degli utenti su Internet. Da Facebook a Linkedin e Google, questi sistemi sono usati da tutti i big per recuperare ogni singola informazione lasciata nel web, utilizzando poi i dati per ricostruire profili dettagliati delle singole persone (contenenti informazioni altamente sensibili, tra cui preferenze politiche, malattie, stato delle finanze, ecc.). Queste informazioni vengono regolarmente usate, in modo innocuo, per proporre contenuti mirati sulla base delle operazioni compiute sul Web, ma è stato documentato come questi stessi strumenti possano essere utilizzati per spiare costantemente le attività dei dipendenti e raccogliere informazioni sensibili e private su utenti mirati come personaggi politici o per lo spionaggio industriale. Grazie a queste informazioni, è poi possibile elaborare degli attacchi informatici ad hoc drammaticamente efficaci.

Secondo alcune stime gli attacchi di cybercrime sono quintuplicati nell’ultimo anno arrivando a danneggiare le aziende per un importo complessivo di 500 miliardi di dollari nel 2017. Un solo data breach, con perdita di dati e account di utenti e dipendenti fa perdere ad un’azienda 3,62 milioni di dollari e in media ci vogliono 66 giorni per contenerlo. Il tutto senza considerare il danno di immagine e la perdita di fiducia da parte dei clienti che una violazione dei propri database può comportare.

Per questo è sempre più importante che le aziende lavorino a monte per proteggere i propri dati e i propri dipendenti ed è per questo che sempre più realtà cercano di offrire soluzioni a queste, troppo spesso trascurate, vulnerabilità. Tra le aziende impegnate in questo senso c’è anche un’italiana: Ermes Cyber Security, startup nata come spin-off del Politecnico di Torino e incubata presso I3P, che ha sviluppato Ermes Internet Shield, una piattaforma brevettata in grado di identificare automaticamente i Web tracker e proteggere ogni dispositivo da essi. Il software funziona in modo del tutto automatico e viene propagato a tutti i dispositivi aziendali senza che i dipendenti debbano fare nulla. Grazie a questo si assicura una protezione totale aggiornata in tempo reale, permettendo così agli utenti di navigare in totale libertà e sicurezza.

“Il nostro sistema Ermes Internet Shield è il primo al mondo ad agire a monte del pericolo di perdita dei dati – spiega Hassan Metwalley CEO di Ermes Cyber Security – Il nuovo regolamento europeo GDPR su questo è molto severo e le aziende non possono più nascondere i loro eventuali data breach, ma saranno altresì obbligate ad annunciarlo pubblicamente al Garante per la Privacy di ogni singolo Paese. Per questo è fondamentale che utenti e dipendenti siano protetti, in modo da evitare rischi per le casse e l’immagine delle aziende. Il recente caso di Cambridge Analytica rappresenta solo l’ultima dimostrazione di come qualsiasi dato possa finire facilmente nelle mani sbagliate, anche senza l’autorizzazione del Web tracker stesso. Le aziende si avviano quindi a vivere un momento molto delicato, in cui le sanzioni derivate dalla GDPR e la perdita di fiducia degli utenti potrebbero avere conseguenze catastrofiche”.