Qualche giorno Nokia, il gigante Finlandese dell’elettronica di consumo, in seria difficoltà sul mercato da qualche tempo, è stato il primo a rilasciare ufficialmente i modelli 3D del case di uno dei suoi modelli principali, il Lumia 820 (nel linka la review di Leonardo, ndr).

In molti hanno definito la mossa solo un risibile tentativo di riguadagnare una immagine di leader dell’innovazione (d’altronde per Nokia, il costo dell’azione è stato trascurabile, praticamente nullo) ma una analisi più approfondita della questione lascia spazio a diverse fascinazioni.

Innanzitutto, in un effetto valanga che si è già verificato per il software (ricordate quando Nokia stessa rilasciò in open source Symbian per rispondere ad Android?) ci possiamo sicuramente aspettare che nel giro di pochissimi mesi, se non settimane o giorni, anche gli altri produttori rilasceranno i modelli 3D dei case dei propri prodotti.

In seconda battuta, vi siete chiesti quali possano essere gli impatti? In prima analisi, sarà possibile da domani, per i designer di tutto il mondo innovare lo stesso concetto di case: il blog di Shapeways, presentando la notizia qualche settimana fa ha già dato alcuni spunti .

Perchè non pensare a un case composto di una speciale lega metallica (sicuramente più resistente e elegante di quello plastico standard) o che abbia una clip da cinta (lo so, è orrenda ma qualcuno la usa ancora) o un fermafilo per auricolari? Chiunque domani volesse sviluppare un nuovo modello di phone dock, potrebbe farlo avendo a disposizione il modello 3D del case originale.

Non è un caso che Apple, ha sempre scelto per l’iPhone una forma estremamente semplice prestando il fianco volentieri alla pletora di cineserie e non (hardcase, phone docks e tutto il resto) che il mercato ha prodotto senza sosta: la possibilità di personalizzazione rende i prodotti più appetibili.

Proprio Shapeways e simili portali di fabbricazione 3D potrebbero essere tra i luoghi deputati, almeno in questa prima fase, a ospitare e commerciare molte di queste invenzioni: infatti molte delle stampanti 3D desktop disponibili oggi sul mercato, faticherebbero – come ho spiegato già su Open Electronics – a stampare case con quel livello di dettaglio.

Con il passare del tempo tuttavia le stampanti 3D di prezzo competitivo saranno in grado di stampare con risoluzioni tali da poter creare soddisfacenti repliche di questi oggetti e si apriranno diverse interessanti opportunità commerciali.

In prima battuta, in caso di danneggiamenti sarà possibile recarsi in negozi specializzati e richiedere al negoziante di ristamparci il pezzo di ricambio: ricordo che una volta avevo un telefono, e a causa della mia colossale sbadataggine lo poggiai su un portacandele senza accorgermi che la candela dentro era ancora accesa: risultato? Un bel buco nel case, anche se il telefono (un glorioso GSM Nokia, quelli si che erano telefoni resistenti) continuò a funzionare perfettamente per anni ma riempendosi continuamente di polvere e immondizia.

In seconda battuta, l’enorme possibilità che si aprirà sarà quella della cosidetta instant personalization: immaginate di recarvi nel vostro negozio di telefonia e di poter scegliere al volo quale tipologia di case volete stampare da un enorme catalogo; o ancora di inviare la vostra foto preferita da instagram direttamente al personalization shop che oltre a stampare magliette o quadretti potrebbe stamparvi il case del telefono. Cool.

Le possibili applicazioni ancora ci sfuggono, ma l’opensourcing dei componenti di oggetti di consumo come questi, rappresenta una grande opportunità di sviluppare un ciclo di vita dei prodotti più lungo grazie a riparazioni più semplici e virtualmente infinite. Dietro a queste implicazioni più legate alla sostenibilità si nasconde tuttavia una enorme opportunità commerciale, che solo la creatività dei designer sarà in grado di esplorare fino in fondo.

Ma quale prodotto verrà dopo il telefono? Dove convergerà la tecnologia? Stampanti di maggiore precisione o magari una rete di negozi per la stampa 3D come quelli che stanno nascendo in tutto il mondo in grado di stampare pezzi di maggiore dimensione, renderanno interessante questo approccio anche per elettrodomestici o magari per più comuni oggetti di design o mobilio: a quando la prima sedia IKEA open source? :)