Fotografia de La Società dei Makers

La Società dei Makers: Stefano Micelli a confronto con l’autore, David Gauntlett

Ieri, nella Sala Bertini delle Ville Ponti di Varese, Confartigianato Imprese ha organizzato un incontro con David Gauntlett – autore de La Società dei Makers – e Stefano Micelli, che ha curato la prefazione per l’edizione italiana. L’appuntamento è stato molto stimolante per tutti i partecipanti, soprattutto considerando il contesto difficile che gli artigiani quotidianamente devono affrontare: qual è il futuro dell’artigianato? Le parole-chiave sono «contaminazione» e «territorio», due elementi congeniti della nostra cultura.

Se la territorialità ha sempre contraddistinto le piccole e medie imprese italiane, gli artigiani dovrebbero “contaminarsi” di più: Micelli, professore associato della Università Ca’ Foscari a Venezia, ha ricordato l’atteggiamento dei vetrai di Murano — capaci d’arrivare addirittura a uccidere, per mantenere i segreti della lavorazione del vetro. Oggi, lo storytelling è fondamentale alla promozione dei manufatti e l’artigianato italiano non può commettere l’errore di chiudersi in se stesso se intende tornare davvero competitivo.

Dove s’inserisce il digitale e perché i maker possono riportare in auge un settore che – seppure vanti una tradizione secolare – soffre la concorrenza della produzione su larga scala? Gauntlett non pensa che dipenda soltanto dalla stampa tridimensionale o dalla «internet delle cose», ma che sia essenziale tornare ad avere l’entusiasmo per il “fare”. Arduino gioca un ruolo strategico nell’avvicinamento dei giovani al lavoro manuale, però costituisce appena uno tra i segmenti che sono stati rappresentati alla Maker Faire di Roma.

Micelli, a questo proposito, ha sottolineato l’importanza del metodo montessoriano che – senza acquisire preventivamente delle competenze – permette di realizzare qualcosa d’innovativo a partire dall’esperienza diretta. È stata citata più volte Elisa Di Battista, che ho incontrato dapprima al Craft Camp 2013 e cui il professore ha persino proposto di scrivere un libro, come esempio dell’opportunità d’istruirsi ad altissimo livello e mantenere il contatto col lavoro manuale. Non dovrebbero sussistere delle distinzioni culturali.

Il grande successo ottenuto da LaureatiArtigiani dimostra che gli Italiani sbagliano, ritenendo il settore secondario inferiore a quello dei servizi: ho già avuto la dimostrazione che gli artigiani sono pronti alla sfida del digitale e il recente fenomeno dei maker sottolinea come non esista alcuna disparità d’importanza. Il web aiuta le realtà fortemente radicate sul territorio a farsi conoscere e ad aprire un mercato all’estero. Non importa affatto quale sia il rispettivo settore di competenza, dall’alta moda alla gastronomia.

Dunque, qual è la formula adatta per proiettare l’artigianato nel futuro? L’esperienza dei Fablab e – più in generale – la creazione di laboratori dove i cittadini possano avere a disposizione gli strumenti per “fare”, che Micelli paragona alle biblioteche comunali, sono gli ingredienti dai quali ripartire: la società dei maker è il perfetto connubio fra gli artigiani che ancora vogliono «guardarsi negli occhi» e il business su internet. Non occorre fuggire all’estero perché l’Italia ha quelle eccellenze necessarie al successo.

Lascia il tuo commento