La Russia ha deciso di bloccare LinkedIn, il noto social network per professionisti. La decisione di oscurare la piattaforma di proprietà di Microsoft è arrivata da una corte di Mosca che ha deliberato che il social network non rispetterebbe le leggi locali in materia di trattamento dei dati degli iscritti. La decisione potrà essere impugnata da LinkedIn ricorrendo in appello ma sino ad allora il social network rimarrà oscurato. Il blackout di LinkedIn dovrebbe essere reso esecutivo a partire da lunedì. Il problema da affrontare non sarà semplice da risolvere perchè la decisione della corte di Mosca si basa su una recente legge nazionale che punta a voler tenere sotto controllo le attività del web.

Questa norma prevede, infatti, che tutti i dati dei servizi web, come i social network, che trattano materiale appartenente ad utenti russi debbano utilizzare server collocati all’interno del paese. Chiaramente, trattasi di una legge creata ad hoc per semplificare l’accesso ai dati da parte delle autorità russe, una sorta di controllo delle informazioni e non certamente una norma per difendere la privacy delle persone.

La sentenza della corte di Mosca potrebbe, però, aprire un pericoloso precedente. Sebbene il giudice abbia ordinato il blocco del solo LinkedIn, la norma potrebbe trovare applicazione anche in maniera più estesa e le autorità russe potrebbero decidere di bloccare Facebook, Twitter, Google e tutti i maggiori servizi web e social network della rete.

Secondo il New York Times, l’azione russa nei confronti di LinkedIn sarebbe da interpretarsi semplicemente come una sorta di ultimatum rivolto ai big della rete che se non si adegueranno presto riceveranno lo stesso trattamento.

Se non ci saranno novità, da lunedì circa 5 milioni di utenti iscritti a LinkedIn della Russia non potranno più accedere al social network.