Si chiama Macchina Ridotta ed è stata concepita nel 1950. Fu il primo computer a essere completamente costruito in Italia. Precisamente, a Pisa, grazie a un grosso finanziamento che l’Università ricevette dalle autorità locali e all’endorsement di Enrico Fermi. Il team che lo costruì era composto da fisici e ingegneri, cui diede una mano anche un piccolo gruppo di dipendenti dell’Olivetti. Nei giorni scorsi Google ne ha celebrato la storia con un post sul proprio blog europeo.

La costruzione della Macchina Ridotta finì nel 1957 e se vi state chiedendo perché fu chiamata così la risposta è piuttosto semplice. Si trattava infatti di un primo esemplare realizzato in versione basilare come test prima di creare un vero computer. Nonostante questo, la Macchina Ridotta era un calcolatore completamente funzionante.

Il primo marzo del 1958 la dottoressa Elisabetta Abate pubblicò il primo manuale d’uso. Dopo aver analizzato minerali e atomi per un anno, la MR fu smontata e riassemblata in quella che fu chiamata la Calcolatrice Elettronica Pisana, resa disponibile nel 1961.

Oggi la Macchina Ridotta rivive in un progetto di archeologia sperimentale dell’informatica chiamato Hackerando la Macchina RidottaPer ricostruire e raccontare le macchine del passato è necessario comprendere la loro tecnologia fino in fondo. Non è possibile accontentarsi di una conoscenza superficiale: occorre esplorare con appassionato impegno tutti i dettagli. Proprio come recitano le definizioni di hacker secondo il Jargon File o l’Internet Glossary RFC 1392.

Alla base della missione del progetto c’è la necessità di salvare hardware e software per ricostruire la storia e verificare l’evoluzione di materiali e codice: Occorre scavare nei depositi e negli archivi, ricomporre i frammenti e confrontarli con le altre macchine coeve e con le conoscenze del tempo. Le lacune vanno colmate formulando ipotesi e verificandole sperimentalmente con simulazioni e ricostruzioni.

Foto credit: Archivio dell’Università di Pisa, tramite il progetto HMR