Kaspersky e Qualcomm hanno raggiunto un accordo per incrementare la sicurezza dei dispositivi equipaggiati con chipset Snapdragon su Android: in pratica, le aziende collaboreranno coi produttori di tablet e smartphone per proteggere i device a un livello più elevato. Una partnership paragonabile all’acquisizione di McAfee da parte di Intel, che integrerà direttamente nei processori degli strumenti per escludere i malware. Purtroppo, nonostante i numerosi espedienti, la dipendenza da Java ha “stimolato” la diffusione di minacce.

Non è tanto Linux, sul quale Android è basato, quanto Dalvik VM (la macchina virtuale in Java) a presentare delle vulnerabilità. Kaspersky potrebbe integrare nei processori di Qualcomm delle istruzioni capaci d’annullare gli effetti dei malware, prima che intacchino altri componenti del sistema operativo: per riprendere l’esempio, Intel vorrebbe realizzare altrettanto su Windows 8 aiutata da McAfee. Il problema principale riguarda l’“apertura”, perché in questa prospettiva Android riconoscerebbe il rooting come una manomissione.

Oltre a Dalvik VM, infatti, è il firmware dei dispositivi a offrire degli exploit. L’installazione di ROM personalizzate prevede il rooting, che li sfrutta per ottenere i privilegi d’amministrazione: un intervento di Kaspersky impedirebbe questi espedienti, limitando la duttilità del sistema operativo. Sundar Pichai, nuovo responsabile di Android, parlando delle novità che saranno presentate a I/O 2013 non ha escluso del tutto l’ipotesi che Google imponga delle altre restrizioni ai produttori e Kaspersky potrebbe fare il resto.

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