Una geek girl come me è abituata a trovare soluzione ai problemi di tutti i giorni pensando “digitale”. E questo mi ha aiutato parecchie volte, tipo quando ho lasciato la borsa in un treno regionale e l’ho ritrovata (con tutte le mie cose dentro) usando Twitter. Ma questa è un’altra storia, che forse un giorno vi racconterò…
Insomma, la faccio breve. Mercoledì ero a Roma, influenzata e con nulla in dispensa da cucinare per cena.
Non avevo neanche tanta voglia di pizza, bensì sognavo ormai da ore una zuppa, qualcosa di leggero e corroborante! Allora ho pensato: giapponese! Udon soba con brodo e pollo! I miei preferiti! Sarebbero stati perfetti per una cenetta al calduccio da malatina. Ma nessun ristorante giapponese vicino casa, e avrei perso ore a telefonare a tutti i ristoranti limitrofi di Roma per chiedere informazioni sull’eventuale servizio a domicilio.
Qualcuno, non ricordo chi, una volta mi disse: “quando hai una domanda, Google is the answer!”.
Bene, è da un po’ di tempo che ho fatto mia questa attitudine, ma sostituendo “Google” con il mio social network preferito: Twitter. Mi è bastato twittare il mio appello di ricerca disperata di udon giapponesi a domicilio per avere la dritta e il link giusto da un’ affezionata follower: Justeat!
Mi collego al sito e mi si apre un mondo: un portale che permette di trovare dei ristoranti che fanno servizio a domicilio nella tua città. L’idea è molto semplice e vincente, e si basa su alcuni semplici step:
1. Inserisco il cap del mio domicilio.
2. Il portale mi da una lista dei ristoranti convenzionati che posso filtrare per tipologia di cucina: pizza, cucina mediterranea, cinese, messicano, kebap. C’è, almeno su Roma, una ampissima varietà. Ecco che trovo anche il mio ristorante giapponese! Lo seleziono e…
3. Scelto il ristorante ho le informazioni di base su: orari di apertura, indirizzo, orari di consegna, minimo prezzo a cui deve ammontare l’ordine, il voto degli utenti che hanno provato il servizio (da 1 a 5 stelline) e un link che collega al menù.
4. Il menù online è una pratica lista di piatti con numero e tipologia di pezzi e porzioni, ingredienti e prezzo. Anche qui per ogni voce c’è il numero dei “like” che hanno fatto gli utenti per consigliare la scelta. Mi basta aggiungere con il “più” ogni piatto e con tre rapidi passi ho composto nel mio carrello personalizzato la mia cena giapponese.
5. Galvanizzata invito Ivano a mangiare giapponese da me: cena per due quindi, ordino una quantità di sushi e sashimi spropositata, anche per superare i 33 euro e avere la consegna gratuita!
6. Una volta terminato l’ordine ho il riepilogo del mio menù con il prezzo totale e posso scegliere l’orario di consegna. Inserisco nel form i miei dati e scelgo l’opzione “pagamento alla consegna“. Ma si può pagare anche direttamente online con carta di credito!
7. Il portale inoltra la mia ordinazione al ristorante, che in meno di 10 minuti mi manda un’email di conferma dell’ordine ricevuto e approvato e mi assicura che la mia cena sarà consegnata nell’orario scelto.
8. Ricevo una telefonata e già penso “Ecco, ora vedrai che ci sarà qualche problema“. E invece è il ristoratore che mi avvisa che l’ordinazione tarderà un po’, scusandosi per il contrattempo!
9. Arriva il ragazzo con una bustona di sushi per me! Si scusa anche lui per il ritardo e mi omaggia di una coca offerta dal “principale” (inutile dirvi che non era giapponese, ma romanaccio nei modi e nell’accento!).
10. Felicissima e super affamata mi sono goduta la mia food user experience di sushi che, ok, non sarà stato il più buono che io abbia mai mangiato, ma essendo “digital power” aveva per me una marcia in più.

Morale della favola: a volte le idee semplici, come quella del servizio a domicilio, se ben sviluppate e gestite sono davvero geniali! Se poi ci aiutano a risolvere problemi di tutti i giorni con l’aiuto dei social e della tecnologia le trovo vincenti!
Userò ancora Justeat, magari la prossima volta per una cenetta indiana e proverò in mobilità, scaricandomi la app!

E voi? Avete storie simili da raccontarmi? Aspetto la vostre “true geek life stories!”