Già in marzo, Apple è stata condannata al risarcimento dei clienti di iTunes, che hanno trovato esborsi fino a $30 per acquisti in-app effettuati da minorenni non autorizzati. Gli utenti eleggibili riceveranno, inviando una richiesta formale entro il 13 gennaio 2014, un credito pari a $5 su iTunes o in altre modalità. La class action è stata organizzata negli Stati Uniti e, leggendo bene il comunicato dell’azienda, i consumatori che risiedono all’estero non possono essere risarciti. Gli Italiani, insomma, non sono rimborsabili.

Se avete la residenza negli Stati Uniti, a prescindere dalla nazionalità, potete chiedere il dovuto rimborso. Altrimenti, non avete grandi speranze: il messaggio recapitato agli utenti specifica chiaramente che sono da considerare rimborsabili soltanto i consumatori residenti negli USA. Se siete Italiani, dovreste intentare una nuova causa ad Apple rischiando di perdere del denaro in spese legali, anziché ottenere un risarcimento. Fortunatamente, nel 2009 è stata introdotta in Italia l’azione collettiva a tutela del consumatore.

Parlavamo con Ganpiero Riva, che cura una rubrica sulle applicazioni più adatte ai bambini, del rischio che dei minorenni troppo “smaliziati” o ingenui effettuino degli acquisti in-app non autorizzati. Esistono dei controlli parentali da inserire su iOS, ma prima del 22 marzo di quest’anno iTunes non offriva gli strumenti adeguati. Apple ha adottato la stessa strategia di sempre: fateci causa e, se vincete, avrete un rimborso. Non è tanto semplice organizzare una class action e, coi tempi italiani, sarebbe praticamente inutile.

Photo Credit: Katsuhiro Osabe via Photo Pin (CC)