Negli scorsi giorni ho provato la nuova app di Coppertino, Vox. Si tratta sostanzialmente di un lettore musicale minimale per Mac, in grado di sostituire completamente iTunes. Ora, non dico che ITunes non mi piaccia, ma anche nella nuova versione ispirata a Steve Jobs il software di Apple resta uno strumento complesso, visto che non si occupa più solo di musica, ma anche di app, film, sincronizzazione etc. Vox invece fa solo quello: mette in riproduzione la musica ovunque essa si trovi e soprattutto prendendola da iTunes.

Una volta chiusa l’app, i comandi (play, avanti e indietro, consultazione playlist) sono accessibili nella menubar. È possibile rimuoverli dalle opzioni e personalmente consiglio di farlo optando per l’uso dei bottoni del Mac dedicati alla musica. Per farlo è necessario installare un preference pane che di fatto sovrascrive i comandi di iTunes. Oppure potete impostare degli shortcut appositi.

Perché utilizzare Vox al posto di iTunes? Solo perché è più leggero? No, non solo. Vox infatti supporta tutta una serie di formati che iTunes non gestisce, come Flac, Cue, Wma e Ogg. Potete scegliere se far gestire a Vox solo questi formati o tutti quelli supportati. Nel minimo display di riproduzione viene inoltre visualizzato il formato e il bitrate della canzone suonata, che se volete vi verrà notificata attraverso il sistema di notifiche di Mountain Lion.

Trovo scomoda la creazione di playlist all’interno di Vox, che pure è semplice: basta trascinare le canzoni che vogliamo ascoltare. Infatti se le create qui non le potete importare in iTunes, quindi di conseguenza non verranno sincronizzate su iPhone e iPod.

Un’altra cosa che piacerà agli appassionati di musica è la possibilità di connettere Vox con il proprio account su Last.fm per eseguire lo scrobbling.

L’applicazione, così come il preference pane, è gratuita, ma per ascoltare le radio occorre pagare 0,89 euro.