Neelie Kroes, Commissario Europeo per l’Agenda Digitale, s’è espressa pubblicamente in merito al “bavaglio” che l’ITU andrebbe a mettere su internet con la conferenza di Dubai: se non è rotto, non dev’essere riparato è il commento apparso in un tweet del 29 novembre scorso e nell’intervista rilasciata dalla Kroes al Financial Times. Le Nazioni Unite, insomma, per il Commissario non dovrebbero modificare le International Telecommunications Regulations (ITRs). È la stessa opinione di Mozilla e Google che ha promosso #freeandopen.

Poiché internet funziona, non ha bisogno d’essere regolato dal trattato sulle ITRs: la Kroes supporta le argomentazioni di William Kennard, Ambasciatore degli Stati Uniti in Europa ed ex-Presidente della Federal Communication Commission (FCC). Sono i principi che hanno portato Google ad avviare una raccolta di firme contro l’ingerenza dell’ITU. La proposta di sottoporre internet a una qualche regolamentazione arriva soprattutto dalla Russia, fiancheggiata dall’India che gradirebbe imporre una tassazione più elevata alle aziende.

Hamadoun Touré, Segretario Generale dell’ITU, difende l’evento di Dubai sostenendo che a internet non può essere sottratta la libertà: una rassicurazione che non ha convinto né la Kroes, né Mozilla o Google. Il WCIT-12 contrasta l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN) in quanto dipendente dal Dipartimento del Commercio statunitense, mentre alcuni governi mediorientali e africani vogliono approfittarne per promuovere delle modalità di censura del web senza l’appoggio dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

Photo Credit: Sebastiaan Ter Burg via Photo Pin (CC)