È iniziata oggi la WCIT-12 di Dubai organizzata dall’ITU per concordare una revisione, col contributo dei rappresentati degli stati riconosciuti dalle Nazioni Unite, delle International Telecommunications Regulations (ITRs) che governano l’accesso a internet. Mozilla, al pari di Google, ritiene che la sovranità del web sia dei cittadini: non è tanto importante quale organismo s’occupi di redigere i trattati, quanto che le regole non pongano dei limiti alla libertà e l’ITU avrebbe estromesso la società civile da questo incontro.

L’approccio di Mozilla è più moderato rispetto a quello adottato da Google, che ha persino avviato una raccolta di firme per costringere i governi alla tutela dei cittadini nel rapporto con internet. Mozilla ha preferito puntare sull’informazione, pubblicando un kit di strumenti e risorse che spiegano dettagliatamente cosa stia avvenendo a Dubai e perché. Tuttavia, la conclusione è una soltanto: né l’ITU, né altri organismi nazionali o sovranazionali potranno mai arrogarsi il diritto di decidere a porte chiuse il futuro del web.

Perché l’ITU avrebbe interesse ad approvare un trattato che aumenti il controllo dei governi sul web? L’intervento delle Nazioni Unite potrebbe riuscire a rendere esecutivi quei provvedimenti che altre istituzioni hanno provato, senza avere successo, ad attuare: per esempio, gli stessi principi dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA) che è stato “bocciato” dall’Unione Europea. L’intenzione è comunque quella di favorire il commercio elettronico con qualsiasi mezzo a dispetto della trasparenza e dei diritti dei cittadini.

Photo Credit: Mozilla in Europe via Photo Pin (CC)