Il web era e resta in pericolo. Aveva lanciato l’allarme Google per prima e poi anche Mozilla aveva protestato. A Dubai si sono ritrovati i capi di governo insieme ai rappresentanti delle compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo. Si è parlato di come regolare Internet e la frattura è stata netta. Da una parte Russia, Cina, Afghanistan, Arabia Saudita, Singapore e altre nazioni. Dall’altra Stati Uniti, Uk, Europa, Canada e altre nazioni. Il commissario europeo per l’agenda digitale Neelie Kroes si era già espressa: Internet funziona, non ha bisogno d’essere riparato.

Abbiamo vinto? Abbiamo perso? Che è successo? Mentre il presidente dell’International Telecommunications Union (ITU) Hamadoun Touré continua a ribadire che non si trattava di una conferenza sul controllo di Internet, basta andarsi a leggere il documento finale per capire di cosa stiamo parlando. Come nota Ars Technica, solo a pagina 24 compare la parola Internet ed è qui che si specifica come:

[La World Conference on International Communications invita gli Stati membri] a elaborare le rispettive posizione su materie tecniche legate a Internet, lo sviluppo e le questioni di ordine pubblico nell’ambito del mandato di ITU e nei vari forum di ITU, del World Telecommunication/ICT Policy Forum, del Broadband Commission for Digital Development e nei gruppi di studio dell’ITU.

Tutto questo mentre fino a oggi gli unici regolatori di Internet sono International Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), Internet Engineering Task Force (IETF), e  Internet Governance Forum (IGF), tutti organismi prettamente tecnici.

Perché l’accordo non si è fatto? Perché, come riporta Internet Governance Project, l’assemblea aveva accolto una proposta che dava via libera a pratiche di filtraggio e monitoraggio del traffico Internet.

Su ReadWriteWeb potete leggere i cinque motivi per dire no secondo l’ambasciatore americano Terry Kramer. Provo a sintetizzare:

  • l’uso di una terminologia che avrebbe consentito ai governi di monitorare e regolare l’attività su Internet nella propria nazione;
  • il controllo sulla spam avrebbe portato a un controllo sulla forma di quanto diffuso via Internet;
  • più potete per combattere i cyber criminali avrebbe potuto significare controllo sui contenuti;
  • nessuna organizzazione può permettersi di governare Internet e alcune amministrazioni stavano cercando di imporre un controllo governativo sulla Rete;
  • non si doveva parlare dei problemi di Internet, ma era sempre lì che si andava a parare.

E ora? Ora Internet è spaccato in due. Per altro alcuni paesi non è neppure chiaro se abbiano firmato o no, perché sul sito ufficiale non compaiono. In ogni caso, le nuove regole entreranno in vigore solo a partire dal 2015 e fino ad allora c’è tempo e ci sono appuntamenti per rivederle.

Nessuno ha vinto. Nessuno ha perso. Internet però mi sembra meno libera.