DDLStorage, uno dei principali cyberlocker attivi in Italia, è stato oscurato dalla Guardia di Finanza nell’operazione Italian Black Out: la piattaforma aveva un giro d’affari da 1,3 milioni di euro. Paragonabile a Megaupload, il sito permetteva il download illegale di file — caricati da un numero esiguo d’utenti, mentre gli altri lo usavano giusto per scaricarli. Tuttavia, fa sorridere che il metodo usato dalle istituzioni per bloccare il portale sia blando. Chi usa Google DNS od OpenDNS può ancora accedere al proprio account.

Esistono tuttora diversi programmi [vedi gallery] per scaricare film e serie televisive, ma i cyberlocker restano una soluzione efficace: nonostante gli sforzi per regolamentare il mercato – che nel nostro Paese è in ritardo, come dimostra l’assenza di Netflix – gli utenti non hanno nessuna intenzione di pagare per i contenuti multimediali. Giusto punire gli illeciti, però perché farlo con un’operazione in pompa magna che in realtà non oscura proprio nulla? Il caso di DDLStorage potrebbe diventare l’ennesima figuraccia italiana.

Spotify e altri programmi gratuiti di streaming hanno limitato considerevolmente il traffico della pirateria informatica sulla musica e lo stesso fenomeno avverrebbe con dei servizi convincenti sui contenuti televisivi. Una repressione istituzionale, però, dev’essere efficace… e andare di pari passo con l’introduzione delle piattaforme in Italia: non basta punire – con metodi più o meno discutibili – i trasgressori per combattere la criminalità. L’accesso a DDLStorage non è inibito come ha lasciato intendere la Polizia Postale.